AMBIENTE. Fao, Stato mondiale della pesca: oltre mezzo miliardo di persone dipende dal settore

Oltre mezzo miliardo di persone nel mondo dipende dal settore ittico. Pesca e acquacoltura hanno un ruolo fondamentale nei paesi in via di sviluppo e devono prepararsi ad affrontare il cambiamento climatico. "L’industria ittica e le autorità nazionali per la pesca devono fare di più per capire e prepararsi ad affrontare l’impatto che il cambiamento climatico avrà sulla pesca mondiale": è quanto rende noto il nuovo rapporto della Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura) sullo "Stato mondiale della pesca e dell’acquacoltura" (SOFIA l’acronimo inglese).

Si stima che circa 43.5 milioni di persone partecipino direttamente, a tempo pieno o parziale, ad attività di pesca da cattura o di acquacultura. La maggior parte di esse (86%) vive in Asia. Altri 4 milioni sono impiegate nel settore su base occasionale. Considerando tutte le attività dirette o indirette legale a pesca e acquacoltura, oltre mezzo miliardo di persone nel mondo dipende dal settore ittico. Il pesce fornisce a oltre 2.9 miliardi di persone almeno il 15% del consumo medio pro-capite annuale di proteine animali e contribuisce ad almeno il 50% del consumo totale di proteine animali in molti piccoli stati insulari e in molti paesi in via di sviluppo.

Secondo quanto afferma lo studio Fao, le pratiche di pesca responsabili già esistenti devono essere attuate in misura più vasta e gli attuali piani di gestione dovrebbero includere strategie volte a fronteggiare il cambiamento climatico. "Le migliori pratiche, che già si trovano nei libri ma che spesso non sono attuate, offrono strumenti chiari e consolidati per rendere la pesca meno vulnerabile al cambiamento climatico – afferma Kevern Cochrane, uno degli autori del SOFIA – Quindi il messaggio per gli addetti e per le autorità del settore ittico è chiaro: attenetevi alle migliori pratiche, come quelle contenute nel Codice di Condotta per una Pesca Responsabile della Fao, e avrete già fatto un passo importante per mitigare gli effetti del cambiamento climatico".

Il cambiamento climatico sta modificando la distribuzione sia delle specie marine sia di quelle d’acqua dolce. Le specie che vivono in acque calde vengono spinte verso i poli e stanno subendo cambiamenti nelle dimensioni degli habitat e nella riproduttività.

I nuovi dati sulla produzione ittica mondiale parlano di un picco di 143.6 milioni di tonnellate nel 2006 (92 milioni di tonnellate dalla pesca di cattura, 51.7 milioni di tonnellate dall’acquacultura). Di queste, 110.4 milioni di tonnellate sono state destinate al consumo umano mentre le restanti sono state impiegate in usi non alimentari.
Secondo i dati Fao, il 19% dei principali stock ittici di mare aperto di valore commerciale monitorati sono sfruttati in eccesso, l’8% sono depauperati e l’1% è classificato come in fase di recupero da una situazione di totale depauperamento. Il 52% è classificato come pienamente sfruttato mentre il 20% è classificato come moderatamente sfruttato o sotto-sfruttato. Secondo il SOFIA "ci sono stati solo modesti miglioramenti per quanto riguarda l’adozione diffusa di approcci precauzionali ed ecologici alla pesca, l’eliminazione delle catture accidentali e degli scarti, la regolamentazione della pesca con reti a strascico, il controllo della caccia degli squali e la lotta alla pesca illegale".

Comments are closed.