AMBIENTE. Gas serra, WWF denuncia: “Uccelli migratori a rischio estinzione”

Il riscaldamento della Terra, causato dall'emisione di gas serra, sta mettendo a rischio estinzione numerose specie di uccelli migratori. L'allarme giunge dal nuovo Rapporto del WWF "Bird Species and Climate Change: The Global Status Report", elaborato sulla base di più di 200 studi pubblicati di autorevoli riviste scientifiche. "L’improvvisa modifica – denuncia il WWF – dei delicati equilibri del sistema climatico, registrata negli ultimi decenni, non consente a molte specie di mettere in atto immediate strategie evolutive e di sopravvivenza. Se il riscaldamento globale eccederà i 2° C rispetto ai livelli preindustriali (attualmente siamo a + 0,8° C), il tasso di estinzione potrebbe essere del 38% in Europa e del 72% nell’Australia nord-orientale".

"Gli uccelli – sostiene Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia – sono sempre stati indicatori fondamentali dei cambiamenti ambientali, quasi una sorta di "termometro" dello stato ambientale del pianeta. Questo rapporto conferma che essi costituiscono un vero e proprio campanello d’allarme rispetto ai cambiamenti climatici, che stanno influenzando il loro comportamento. E’ facile osservare, per esempio, che numerose specie non compiono più i loro spostamenti migratori e che le modificazioni climatiche, avendo importanti ripercussioni sulla dinamica naturale degli ecosistemi renda gli uccelli completamente disorientati". Nelle regioni mediterranee, si legge nel rapporto, se la temperatura aumenterà tra gli 1,5° C e 4,2° C, potrebbero andare completamente perdute – entro il 2080 – le zone umide costiere, fondamentali per le popolazioni migratorie.

 

Tra le specie in pericolo vi sono soprattutto uccelli migratori montani, insulari, delle zone umide e marine, oltre a quelli delle regioni artiche e antartiche. Secondo il WWF il fenomeno riguarda ogni regione del mondo. In Africa, per esempio, a causa delle gravi siccità sono a rischio la coloratissima Upupa e l'Aquila rapace, in nord Europa l’Uria comune non trova più i pesci per nutrirsi a causa del riscaldamento dei mari. Il Pulcinella dai ciuffi perde la sua capacità riproduttiva in Canada, mentre il Pinguino delle Galapagos non trova cibo a sufficienza a causa dell’enfatizzarsi dei fenomeni climatici come il Niño. I 3.000 esemplari di Gru siberiane che ancora sopravvivono vedono il progressivo restringersi della tundra, loro habitat naturale, e lo stesso accade al Pinguino imperatore dell’Antartico (reso celebre dal film La marcia dei pinguini), dove il prolungamento del periodo caldo ha causato un assottigliamento dei ghiacci e quindi significative difficoltà per il suo ciclo vitale. Persino le nevi di alta quota delle Alpi, sempre più ridotte in estensione, stanno perdendo la Pernice bianca.

 

"E’ necessario – sostiene il WWF – produrre una rapida e significativa riduzione delle emissioni di gas serra se si vuole scongiurare uno scenario di questo tipo: il Summit sul Clima, in corso a Nairobi, deve urgentemente avviare la nuova trattativa per la seconda fase di Kyoto prevista per il dopo 2012 con percentuali di riduzione delle emissioni molto più significative delle attuali. Inoltre è importante rivedere le modalità degli interventi di conservazione e tutela, basati sulla protezione di specifiche aree ad elevata biodiversità, perché i cambiamenti del clima spingeranno gli uccelli in zone non protette. Diventerà pertanto fondamentale agire con iniziative di conservazione su aree vaste, realizzando importanti interventi di ripristino ambientale, di riconnessione di territori, di concretizzazione di vere e proprie "reti ecologiche" che meglio possono garantire la sopravvivenza delle popolazioni selvatiche. E' questo un motivo importante della strategia del WWF che opera sulle grandi ecoregioni, le 238 ampie aree del pianeta, ricche di biodiversità, in cui è possibile ancora frenare gli effetti del cambiamento globale indotto dalla specie umana".

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