AMBIENTE. Green Jobs: c’è l’ecolavoro nello sviluppo futuro

L’economia verde può rappresentare un fattore di sviluppo e creare posti di lavoro ovunque, in una sfida che mette insieme crescita verde, sviluppo sostenibile, riduzione dell’inquinamento, energie rinnovabili e rispetto della dignità dei lavoratori e delle condizioni di lavoro. Sono 2,3 milioni oggi i lavoratori impiegati nel settore delle energie rinnovabili in tutto il mondo. A livello globale, circa 300 mila lavoratori sono impiegati nel settore dell’energia eolica, circa 170 mila nel solare fotovoltaico, più di 600 mila nel solare termico e fra questi la maggior parte è in Cina. Si stima inoltre che quasi la metà degli "ecolavori", circa 1,2 milioni, siano impiegati nel settore biocombustibili nei quattro paesi leader Brasile, Stati Uniti, Germania e Cina. È la fotografia che emerge dal rapporto "Green Jobs. Verso lavori dignitosi in un mondo sostenibile a basse emissioni di CO2", commissionato e finanziato dall’Unep (United Nations Environment Programme) insieme a Ilo (International Labour Organization), Ioe (International Organization of Employers) e Ituc (International Trade Union Confederation). Lo studio disegna il panorama internazionale degli ecolavori ed è stato presentato oggi nell’ambito di un’iniziativa di due giorni organizzata dal Polo energia ambiente della Regione Lazio e dalla rivista Modus Vivendi.

I 2,3 milioni di ecolavori del 2006 potrebbero diventare 20 milioni di posti di lavoro nel 2030, secondo le stime presentate da Ana Belen Sanchez, Climate Change Specialist, Policy Integration Department dell’Ilo. E si tratta di stime per difetto. In vista c’è "una seconda grande trasformazione dell’economia" che avrà "un profondo impatto sulle imprese e sui lavoratori". "Non è solo necessario – ha detto Sanchez – avere lavori verdi se questi non sono anche lavori dignitosi".

In Europa i paesi leader sono Germania e Spagna. Ma i "green jobs" interessano anche paesi emergenti e in via di sviluppo. Nel settore dei riciclo, ad esempio, sono 500 mila i posti di lavoro in Brasile e ben 10 milioni in Cina, dove però – ha sottolineato Sanchez – si registrano cattive condizioni di lavoro che riguardano sia l’impatto sull’ambiente sia la salute dei lavoratori. Esperienze interessanti si registrano però anche in condizioni caratterizzate da disagio o povertà: in Bangladesh ad esempio ci sono progetti per l’installazione di impianti fotovoltaici attraverso il microcredito, mentre in Sud Africa ci sono interventi negli slums che prevedono installazione di pannelli solari, isolamento delle baracche, installazione di lampadine ad alta efficienza energetica.

"Una transizione globale verso un’economia sostenibile e con un consumo minore di CO2 – si legge nella sintesi del Rapporto – può creare un elevato numero di ecolavori nei vari settori dell’economia, diventando in tal modo un motore per lo sviluppo. La creazione di questi lavori sta avendo luogo sia nei Paesi ricchi che in alcuni Paesi emergenti e in via di sviluppo". A livello di ripercussioni sull’occupazione, queste prevedono quattro diversi casi: creazione di lavori aggiuntivi, sostituzione di alcuni lavori, eliminazione di altri, trasformazione e ridefinizione di alcune occupazioni. Ma gli ecolavori "devono necessariamente essere lavori dignitosi, vale a dire lavori che offrono un salario adeguato, condizioni di lavoro sicure, sicurezza del posto di lavoro, prospettive ragionevoli di carriera e rispetto dei diritti del lavoro". Di conseguenza, non sono affatto verdi e dignitosi quei lavori nel riciclaggio di materiale elettronico in Asia, o nelle piantagioni di prodotti per biocarburante in America Latina, che sfruttano i lavoratori e li privano della libertà. Mentre nei "green jobs" quali opportunità per il futuro "non ci sarà – ha detto Ana Belen Sanchez – nessuna necessità di scegliere fra la protezione dell’ambiente e lo sviluppo, la giustizia sociale, la crescita economica".

E in Europa? Il rapporto evidenzia che "secondo le previsioni, entro il 2010 si creeranno 950.000 posti di lavoro a tempo pieno direttamente o indirettamente legati al settore, che saliranno a 1,4 milioni entro il 2020". Se si adottasse una strategia avanzata per le rinnovabili, questi numeri salirebbero a 1,7 milioni di posti di lavoro entro il 2010 e 2,5 milioni entro il 2020. Nel frattempo i paesi leader sono Germania e Spagna. La Germania aveva 157 mila green jobs nel 2004 che sono diventati 236 mila nel 2006 e ben 249.500 nel 2007. Nel 2006 ha esportato più del 70% degli impianti a energia eolica e circa un terzo delle turbine eoliche e delle celle fotovoltaiche nel mondo sono prodotte in Germania. Secondo la società di consulenza del lavoro Roland Berger, le previsioni stimano per la Germania dalle 400 alle 500 mila persone impiegate nelle rinnovabili entro il 2020 e 710 mila entro il 2030. La Spagna di recente ha visto espandersi il settore delle rinnovabili: da un recente sondaggio emerge che oggi oltre mille imprese dedicate alle rinnovabili danno lavoro a 89 mila lavoratori in maniera diretta e a 99 mila in maniera indiretta per un totale di 188 mila impiegati nel settore.

PDF: Green Jobs: Towards decent work in a sustainable, low-carbon world

 

di Sabrina Bergamini

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