AMBIENTE. Greenpeace al Salone di Ginevra per denunciare i “motori della distruzione del clima”

In occasione dell’apertura di ieri del Salone dell’Auto di Ginevra 35 attivisti di Greenpeace hanno circondato diversi modelli esposti sollevando una domanda: "Qual è la buona automobile"?L’associazione ha etichettato le automobili con il messaggio "motori della distruzione del clima", chiedendo ai produttori di auto e ai politici di ripensare i criteri per costruire una buona automobile e imboccare la strada di un futuro a basse emissioni di anidride carbonica.

"Per un secolo l’industria dell’auto ha venduto il sogno di automobili più veloci, più grandi e più pesanti. La crisi del clima impone nel nuovo secolo un sogno diverso. L’industria delle auto deve trovare una nuova risposta alla domanda "Qual è oggi una buona auto?" dichiara Helen Perivier, responsabile della campagna di Greenpeace. L’associazione chiede al pubblico di votare l’auto "Motore della distruzione del clima" sul sito web www.greenpeace.org/goodcar dove si possono trovare informazioni su questi cinque modelli: Volvo 70F 2.0 Kinetic, Renault Clio 2.0, BMW 135i, VW Golf Plus Comfortline 1.4, Toyota Landcruiser 4.0 v6 Executive. Dodici anni fa i produttori di auto europei, giapponesi e coreani avevano promesso di portare al 2008/2009 le emissioni medie della flotta venduta entro i 140 g CO2 per km. Ma questa promessa è rimasta nel cassetto e si è rivelata semplicemente una tattica per ritardare l’introduzione di standard obbligatori.

Nonostante il fatto che un maggiore uso di tecnologie già esistenti e di modifiche già possibili potrebbe migliorare in modo consistente le emissioni in tempi brevi, i produttori di auto rifiutano di assumersi le loro responsabilità per combattere i cambiamenti climatici.
Greenpeace chiede all’Unione Europea di imporre un’emissione media della flotta di automobili di 120g CO2 per km al 2012 e di fissare un obiettivo a 80 g CO2 per km al 2020. "Il pianeta non ha bisogno di nuovi prototipi concettuali di auto futuristiche ma di immediate e sensibili riduzioni nei consumi di carburante per le automobili vendute sul mercato." – aggiunge Franziska Achterberg, consigliere politico di Greenpeace – "I produttori dicono di offrire la possibilità di scelta ma in realtà si nascondono dietro qualche simbolico modello verde, incolpando i consumatori di non sceglierlo" .

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