AMBIENTE. Greenpeace, “in galera” la nave appoggio delle baleniere

Una multa da 10.000 dollari per aver violato numerose norme del codice di navigazione e la privazione della bandiera panamense dalle Autorità dello Stato caraibico. E’ questa la vittoria di Greenpeace contro l’Oriental Bluebird, la nave appoggio della flotta baleniera giapponese in Antartide definita dall’associazione ambientalista "la flotta della vergogna".

Si tratta di un evento da festeggiare ma che rappresenta un piccolo passo di fronte ad un fenomeno di ben altre dimensioni. "L’Oriental Bluebird – ha avvertito il responsabile della Campagna Mare di Greenpeace, Alessandro Giannì – è diventata la feccia degli Oceani e i suoi padroni cercheranno un’altra bandiera ombra sotto cui nascondere le proprie vergogne. Se il Giappone continuasse ad usare questa nave sarebbe un’altra beffa al diritto internazionale!". Greenpeace chiede al Giappone non solo di "non usare più l’Oriental Bluebird ma anche e soprattutto di fermare la cosiddetta "ricerca scientifica" sotto cui si cela la caccia baleniera. E la comunità internazionale ha il dovere di pretendere dal Giappone uno stop immediato".

Il procedimento giudiziario, concluso dalle Autorità di Panama lo scorso 8 ottobre, ha dimostrato che la Hiyo Shipping Co., la compagnia proprietaria dell’Oriental Bluebird, ha violato numerose norme nazionali ed internazionali, relative agli usi consentiti della nave, alla sicurezza dell’equipaggio (Convenzione SOLAS) e dell’ambiente marino (Convenzione MARPOL). Questa decisione fa seguito alle azioni degli attivisti di Greenpeace contro l’Oriental Bluebird nel Santuario delle balene dell’Oceano Antartico nel gennaio 2008, cui è seguita un’azione di pressione a Panama. La sanzione imposta all’Oriental Bluebird è quella massima ammessa dalla legge panamense: 10.000 Balboas, pari a 10.000 dollari.

"Nel frattempo – ha ricordato Greenpeace – due attivisti di Greenpeace, Junichi Sato and Toru
Suzuki, sono sempre agli arresti domiciliari e rischiano una decina di anni di carcere per aver denunciato il contrabbando di carne di balena che caratterizza il "programma di ricerca scientifica" della flotta baleniera. Un arresto politicamente motivato per bloccare l’opposizione
alla caccia baleniera".

"Ormai – ha concluso Giannì – le prove che la caccia baleniera sia illegale si stanno accumulando. Che aspettano a fermarsi? Non si sono già abbastanza coperti di ridicolo e di vergogna"?

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