AMBIENTE. Greenpeace, pronta la Guida ai consumi ittici

Una "Guida ai consumi ittici", per sapere quali prodotti si "possono" mangiare e quali devono essere evitati. La presenta Greenpeace, seguendo il principio "Evitare il peggio, sostenere il meglio e cambiare il resto", considerata la situazione disastrosa della Pesca e dello stato delle popolazioni ittiche. Evitare il peggio, vuol dire che ci sono prodotti che non devono essere assolutamente consumati; per sostenere il meglio i consumatori devono essere in primo luogo informati in modo efficace. La regola fondamentale della Guida è quella di informarsi: "abbiamo il diritto, e il dovere, di sapere cosa compriamo e a quali costi ambientali e sociali".

Greenpeace ha sviluppato criteri di valutazione, 8 per la Pesca e 8 per l’Acquacoltura, per evidenziare gli aspetti insostenibili nelle varie attività produttive del settore. Sulla base di questi parametri, l’associazione ambientalista ha segnalato 5 specie in Italia che non dovrebbero essere acquistate, a parte specifiche eccezioni.

Il primo posto della lista rossa spetta al tonno pinna gialla, venduto prevalentemente in lattina, proveniente da Oceano Pacifico, Atlantico, Indiano. Tale specie è in grave declino. La lista continua con il tonno rosso, anch’esso in grave declino, proveniente dal Mediterraneo e venduto fresco. Seguono il pesce spada, i gamberoni tropicali, la cui cattura ha provocato gravi danni agli habitat costieri e agli stock ittici locali, con pesanti violazioni dei diritti umani; il merluzzo (baccalà o stoccafisso), conservato con o senza sale.

Nella Guida si avvertono i consumatori che sul mercato italiano ci sono una serie di prodotti di cui in non è chiara l’origine (tipo di pesca, ecc..); si danno informazioni sull’esistenza di alcune produzioni che sono generalmente più sostenibili di altre (come il pesce azzurro e le cozze d’allevamento). Gran parte della produzione nazionale, e dei prodotti ittici sul mercato, deriva dalla pesca a strascico o dall’acquacoltura; non tutta la pesca a strascico, però, ha lo stesso livello di impatto, anche se si tratta di un sistema di pesca generalmente distruttivo, e non tutta l’acquacoltura è sostenibile. I consumatori hanno una grande responsabilità. "Per esempio ci sono nicchie di mercato che chiedono di acquistare pesci di taglia illegale. Acquistare questa minutaglia, e promuoverne quindi la pesca, è un crimine che vale per ogni tipo di specie".

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