AMBIENTE. Greenpeace querela Il Giornale: “Non siamo ecoterroristi”

Il Giornale in un articolo pubblicato lo scorso venerdì e firmato da Mario Cervi ha definito gli attivisti di Greenpeace degli ecoterroristi. L’associazione ha deciso di querelare il quotidiano: "Il titolo e l’articolo de Il Giornale usano termini criminalizzanti e che mettono in cattiva luce una organizzazione che ha fatto da sempre della nonviolenza la sua scelta di fondo." Dichiara Donatella Massai, Direttore Esecutivo di Greenpeace Italia.

"Una cosa è il terrorismo una cosa sono le manifestazioni, spettacolari ma assolutamente pacifiche, dei nostri attivisti – prosegue la Massai – Il Giornale dovrebbe sapere che l’uso di certe parole per criminalizzare un avversario è grave da ogni punto di vista, ma se ne ricorda solo quando deve difendere la sua parte politica".

Greenpeace ricorda come lo scorso aprile il TAR di Lecce ha annullato la "messa al bando" di 12 attivisti da Brindisi a seguito di una azione di protesta alla centrale a carbone dell’Enel, con motivazioni simili a quelle usate dalla Corte britannica che ha assolto nei giorni scorsi 6 attivisti inglesi. E che una sentenza analoga a quella inglese è già stata emessa anche in Italia a proposito di una azione del 2002 all’inceneritore di Como (2) e al blocco dell’invio delle scorie nucleari in Gran Bretagna nel 2005.

"L’autore fa accuse a Greenpeace ma nello stesso articolo ammette di non essere in grado di entrare nel merito delle motivazioni. Dunque il suo scritto è solo ideologico e offensivo – prosegue la Massai – Greenpeace, al contrario, è stata oggetto di attentato terroristico nel 1985 in Nuova Zelanda, quando i servizi francesi fecero esplodere un ordigno che uccise il fotografo portoghese Fernando Pereira, alla vigilia di una campagna contro gli esperimenti nucleari" aggiunge la Massai.

"Il nostro Paese ha una lunga e triste storia di violenza politica e terrorismo. Usare una fraseologia che si usa per descrivere atti criminali a chi in modo pacifico e nonviolento si batte per difendere un bene di tutti come l’ambiente e il clima globale, oltre a essere offensivo è un grave errore: in democrazia protestare in modo nonviolento è un diritto", conclude Donatella Massai.

 

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