AMBIENTE. I primi trent’anni di Legambiente

L’album di famiglia racconta i primi trent’anni di Legambiente. Fra le tappe più significative dell’associazione, lo stop al nucleare, l’abbattimento degli ecomostri, la lotta allo smog, l’affermazione della green economy e delle energie alternative. L’associazione compie i suoi primi trenta anni e traccia un bilancio dei cambiamenti positivi come pure delle azioni da fare per il futuro: "Qualcosa è cambiato e questo qualcosa deve essere la base di una nuova sfida per un Paese (un Mondo) più sano, più attento ai diritti, più vivibile, più moderno, più competitivo".

Quali sono i due scatti fotografici che separano il 1980 dal 2010? Afferma l’associazione che in questi trent’anni ci sono un aspetto statico e uno dinamico: "In Italia si riaffaccia oggi lo stesso nucleare bocciato negli anni 80, la mobilità è sempre immobile, speculazione edilizia, abusivismo e consumo di suolo accelerano e rallentano a seconda del vento che tira nel Paese, la criminalità organizzata si è impossessata della gestione di una parte consistente dei business ambientali. Contemporaneamente, però, nel nostro Paese si stanno diffondendo le energie rinnovabili, il territorio protetto è ormai prossimo al 20%, le piste ciclabile urbane sono passate dai 3 chilometri del 1980 agli attuali 2.850, la raccolta differenziata ha superato quota 30%, i consumi di cibi biologici sono in crescita, la green economy è una realtà del mercato globale". Sono questi i cambiamenti sui quali puntare.

Esempi: nell’ambito dell’energia, dall’identificazione totale con il petrolio si è passati ai segnali positivi provenienti dalle energie rinnovabili, che stanno vivendo uno sviluppo "impensabile solo 5 anni fa" e con buoni risultati. Nel campo dei rifiuti, dalla predominanza della discarica finalmente si è passati alla raccolta differenziata, che pure con notevoli differenze territoriali ha superato nel 2008 il 45%. Due le emergenze per il futuro: lo smaltimento illegale dei rifiuti e l’aumento del 12% della produzione di rifiuti urbani dal 2000 al 2006. L’Italia ha aumentato le aree protette diventando in quest’ambito uno dei paesi leader dell’Europa. Ha un patrimonio unico di biodiversità: la sfida è difenderla. La tutela del mare va rafforzata. Bisogna intervenire sulla mobilità urbana.

C’è inoltre il capitolo delle ecomafie. Il business criminale nel settore viene svelato a metà degli anni Novanta e da allora è aumentata la consapevolezza verso la gravità del fenomeno. Naturalmente, c’è moltissimo da fare: "Non sono stati introdotti ancora i delitti contro l’ambiente nel nostro Codice penale; c’è chi vorrebbe riaprire i termini del condono edilizio approvato nel 2003 e in Campania, prima regione per numero di reati contro l’ambiente, è già accaduto; resta fitto il mistero delle navi dei veleni, quasi nulla è stato fatto per quanto riguarda le bonifiche delle terre inquinate dallo smaltimento illegale di rifiuti. L’Italia che combatte l’ecomafia in questi anni è sicuramente cresciuta, insomma, ma la strada da fare per la concreta affermazione della legalità è ancora davvero molta".

I trent’anni dell’associazione sono stati ricordati oggi a Roma nel corso di un convegno durante il quale è stato presentato il libri "Ricomincio da trenta", nel quale con testimonianze e fotografie si ripercorre l’evoluzione dell’associazione parallelamente a quella del paese.

"Ripercorrendo le tappe più significative della nostra storia, sono evidenti le conquiste legislative, i cambiamenti culturali e degli stili di vita a favore della tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini – ha dichiarato Vittorio Cogliati Dezza – Questo legittimo orgoglio però non ci farà abbassare la guardia: dai cambiamenti climatici alla propaganda nucleare, le questioni ambientali sono quanto mai all’ordine del giorno e sempre più in cima alla lista delle priorità dei governi. E’ per questo che abbiamo voluto avviare un confronto, anche generazionale, con chi inciderà nell’agire sociale dei prossimi decenni per delineare le nuove strategie e rispondere alle future sfide che attendono il Paese, nella speranza, e con l’obiettivo, che tra trent’anni i cambiamenti in meglio siano ancora molti di più. Perché l’ambientalismo è la ricetta giusta per rendere più moderno, più giusto e più bello il nostro paese".

Comments are closed.