AMBIENTE. Il Pacchetto clima passa anche al Parlamento Ue

Ha avuto l’ok anche dal Parlamento europeo il pacchetto clima 20-20-20. Con 610 voti favorevoli gli eurodeputato hanno approvato il rapporto di Avril Doyle, sulla revisione del regime di scambio delle emissioni. Passati anche gli altri rapporti: quello sulla ripartizione degli obiettivi di riduzione di CO2 tra gli stati membri ha ricevuto 555 sì; quello sull’equipaggiamento delle centrali energetiche per la cattura della CO2 nel sottosuolo ha ricevuto 623 voti favorevoli; il Rapporto sulle energie rinnovabili (628 voti favorevoli); il Rapporto sulla riduzione delle emissioni di CO2 da parte delle nuove vetture (559 sì) e infine il Rapporto sui biocarburanti (670 voti favorevoli).

"Oggi il Parlamento europeo ha raggiunto due grandi risultati – hanno dichiarato gli eurodeputati del Gruppo Socialista Gianni Pittella e Antonio Panzieri – Con l’approvazione del pacchetto clima ed energia, tra cui la relazione di Guido Sacconi sul Co2 auto, e la modifica della posizione del Consiglio sulla direttiva dell’orario di lavoro sono due pilastri fondamentali per il mantenimento dell’Europa sociale e per il futuro del nostro continente. Ancora una volta il Gruppo Socialista al Parlamento europeo ha dimostrato di essere quella forza politica progressista e riformatrice che incide con determinazione nella definizione delle politiche dell’Unione europea. I voti di oggi rendono evidente quanto il Parlamento europeo deliberi a favore e per conto dei cittadini di tutta Europa."

"Si poteva fare di meglio e di più, ma il compromesso sul pacchetto energia-ambiente è molto diverso da quanto Berlusconi ha cercato di far credere". E’ quanto hanno detto Roberto Musacchio e Umberto Guidoni, europarlamentari della GUE, Unione della Sinistra Europea. "L’accordo raggiunto nel Consiglio ma, sopratutto, il voto del Parlamento Europeo danno un messaggio positivo: l’Europa vuole affrontare la gravissima crisi economica ed ambientale con un reale cambiamento di strategia.

Chi, come Berlusconi, si prendeva gioco delle direttive europee dei tre 20, definendole un piano donchisciottesco, è uscito sconfitto. Il pacchetto approvato dal Parlamento, pur con l’annacquamento dovuto agli egoismi degli stati membri e alle pressioni delle confindustrie, va nella direzione di dare risposte innovative sulle energie rinnovabili e pone l’Europa all’avanguardia nel mondo. La battaglia per ridurre l’impatto dei cambiamenti climatici è appena cominciata. Se non sapremo agire in fretta questo problema peserà sempre di più sull’economia ma, soprattutto, sulla vita dei cittadini europei.

"Questo nuovo accordo – si legge in una nota di Legambiente – ha concesso fin troppo all’Italia, permettendole un impegno al ribasso visto che gli obiettivi di riduzione della CO2 sono calcolati in base ai livelli del 2005 e non a quelli del 1990. In pratica secondo Kyoto dobbiamo tagliare le nostre emissioni del 6,5% entro il 2012 mentre il nuovo pacchetto Ue prevede un taglio del 5,1% entro il 2020. Se oggi dunque lo sforzo richiesto all’Italia appare gravoso, con le sanzioni lo sarà ancora di più e non basterà limitarsi, come vorrebbe il governo Berlusconi, ad acquistare i permessi a inquinare piuttosto che investire nella riconversione del sistema industriale italiano e nel rilancio della nostra economia. Acquistare crediti all’estero – aggiunge Legambiente – significa pagare per l’innovazione di paesi concorrenti senza avere alcun ritorno né sulla riduzione dell’inquinamento, né sul taglio di spesa dovuto all’importazione di petrolio o gas, né sull’occupazione che nascerebbe dallo sviluppo di un’economia rinnovabile".

La strada da seguire secondo Legambiente è quella dettata dalla stessa Europa che nel Piano di ripresa economica – adottato nel vertice della scorsa settimana dai 27 governi nazionali compreso il nostro – esorta gli Stati membri a orientare la propria azione verso investimenti ‘intelligenti’, nelle fonti rinnovabili e nell’efficienza energetica per creare occupazione e risparmiare energia, nelle tecnologie pulite per rilanciare settori come l’edilizia e l’industria automobilistica sui mercati del futuro a basse emissioni di carbonio, nell’infrastruttura e nell’interconnessione per promuovere l’efficienza e l’innovazione. "Confidiamo che al prossimo summit – conclude Legambiente – non dovremo trovarci di nuovo a fare la figura del paese più miope e arretrato".

 

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