AMBIENTE. Incendi boschivi: bocciati 2 comuni su 3. Indagine Legambiente e Protezione Civile

Il 65% dei comuni italiani non svolge ancora un sufficiente lavoro per contrastare la piaga degli incendi boschivi e più di uno su tre non fa praticamente nulla per fermare i roghi. La Liguria tra le regioni più attive, con il 75% dei comuni che svolgono un lavoro positivo di contrasto degli incendi boschivi, il ritardo più grave invece proprio in quelle regioni del Sud e delle Isole più duramente messe alla prova ogni estate dai roghi, dove appena il 28% delle amministrazioni comunali raggiunge la sufficienza.

Sono questi alcuni dei dati di "Ecosistema Incendi 2006", la prima indagine realizzata in Italia per fotografare la reale situazione dei comuni italiani nella lotta agli incendi boschivi, presentati oggi da Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente e Guido Bertolaso, capodipartimento della Protezione Civile.

Dal rapporto si legge che "degli oltre 2.500 comuni colpiti da incendi nel biennio 2003-2004, in pratica un terzo d’Italia, appena il 6% applica pienamente la legge quadro del 2000 in materia di incendi boschivi e poco più di un comune su quattro realizza il catasto delle aree percorse dal fuoco, strumento fondamentale per fermare le speculazioni che spingono gli incendiari ad agire". Un dato estremamente preoccupante – si legge dalla nota stampa congiunta – all’inizio di questa estate rovente che ha già visto superare quota 1.000 roghi e che conferma il ritardo di quelle amministrazioni che invece dovrebbero avere un ruolo strategico nell’arginare la piaga degli incendi. Il 57% dei comuni non realizza attività di avvistamento dei focolai, di prevenzione e manutenzione dei boschi e risulta praticamente al palo la realizzazione di mirate attività locali di informazione alla popolazione: soltanto un comune su otto è attivo in questo senso.

Sono 17 le amministrazioni che invece quest’anno si aggiudicano le bandiere "Bosco Sicuro" il riconoscimento assegnato ai comuni più meritori nella mitigazione del rischio incendi, tra queste Roma e La Spezia. Importanti esempi per tutto il Paese che dimostrano come una piena applicazione della legge ed un’efficace azione di mitigazione del rischio incendi boschivi sia possibile. La Campania conquista ben 5 vessilli, e secondo gli ambientalisti e la protezione civile testimonia come nel Mezzogiorno si possa lavorare bene su questo fronte.

"Il meglio dell’Italia si mobilita sempre di più per salvare quei boschi che contribuiscono a rendere unico il nostro Bel Paese, – spiega Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente – territori di incredibile bellezza e importanza ambientale su cui sempre di più tante economie locali fondano le loro radici. Un impegno delle istituzioni, del volontariato e de cittadini che sta portando estate dopo estate – continua Ferrante – ad una positiva inversione di tendenza. Negli ultimi sei anni infatti si riducono consistentemente gli ettari percorsi dal fuoco e la media degli ettari percorsi per incendio. Nel 2005 ogni incendio boschivo ha percorso in media sei ettari di territorio, contro gli oltre 13 del 2000 e i 9,5 del 2003. Ma in un Paese dove la maggior parte degli incendi sono dolosi, il ritardo dei comuni nella realizzazione del catasto delle aree percorse dal fuoco rappresenta una gravissima stonatura – conclude Ferrante – per una problematica che resta una vera e propria emergenza nazionale".

Le campagne di sensibilizzazione realizzate dal Dipartimento della Protezione Civile, dal Corpo forestale dello Stato e dall’associazionismo, portano a un calo degli incendi dovuti ad imprudenza; il potenziamento della flotta aerea, l’organizzazione dello spegnimento a terra e le reti di avvistamento hanno permesso una costante diminuzione delle superfici bruciate negli ultimi anni. I comuni che dovrebbero eliminare a monte la possibilità di speculare sulle fiamme, fermando cosi gli incendi dolosi, sono ancora troppo spesso inadempienti nei confronti di una legge ormai in vigore da oltre cinque anni.

Per realizzare l’indagine è stato inviato un questionario a tutti 2.554 comuni italiani che nel biennio 2003/2004 hanno subito almeno un incendio con una superficie percorsa dal fuoco pari o superiore all’ettaro, al quale hanno risposto 395 amministrazioni comunali dal Nord al Sud del Paese, oltre il 15% del campione. Proprio su queste amministrazioni si è basata l’analisi dei dati di Ecosistema Incendi.

L’indagine, realizzata nell’ambito di "Non scherzate col fuoco", campagna nazionale per contrastare gli incendi di Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile realizzata in collaborazione con gli scout dell’AGESCI e del CNGEI, l’Associazione Nazionale Vigili del Fuoco in Congedo, l’Associazione Nazionale Alpini, la Regione Sicilia e la Regione Marche, . ha preso in esame le azioni che i comuni sono tenuti a realizzare per contrastare il rischio incendi boschivi. La presenza di un responsabile di protezione civile, la realizzazione del catasto delle aree percorse dal fuoco, la presenza di un piano comunale contro gli incendi, la realizzazione di campagne informative mirate, la manutenzione dei boschi, la realizzazione di reti di avvistamento e il supporto al volontariato di protezione civile.

Per scaricare il rapporto clicca qui.

 

 

 

 

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