AMBIENTE. Incontro di esperti a Bruxelles per far fronte al cambiamento climatico

Si è svolta oggi a Bruxelles una tavola rotonda del Comitato economico e sociale europeo dal titolo "Adattamento al cambiamento climatico in Europa – le opzioni per un’azione europea". Il dibattito ha affrontato il tema del riscaldamento climatico, oggi una delle maggiori preoccupazioni a livello mondiale. Diversi sondaggi dell’Eurobarometro hanno reso nota la volontà dei cittadini europei di modificare le proprie abitudini per impegnarsi in azioni più virtuose nei domini dell’energia e del clima. E della stessa opinione sono le imprese europee, come ha confermato l’ "European Business Summit" che si è tenuto a Bruxelles la settimana scorsa.

La Commissione europea, come è ormai noto, ha fissato degli obiettivi ambiziosi per la riduzione dei gas a effetto serra e per il sostegno alle energie rinnovabili nell’ambito del consumo energetico dell’Ue. Sta preparando, inoltre, uno studio sui "legami tra i pilastri sociali e ambientali dello sviluppo sostenibile" e nel mese di luglio sarà organizzata una conferenza per determinare le sinergie, ma anche le contraddizioni che possono esistere tra gli obiettivi ambientali e sociali. L’attività di ricerca e di sviluppo si dovrà concentrare su nuove problematiche, investendo su costi supplementari.

"Sono convinto – ha dichiarato Vladimir Spidla, commissario europeo responsabile del lavoro, degli affari sociali e delle pari opportunità – che il costo dell’inazione sarà, in realtà, superiore al costo di adattamento della nostra società al cambiamento climatico. Il rapporto Stern ha concluso che se non agiamo il costo globale del cambiamento climatico potrebbe rappresentare, negli anni a venire, almeno il 5% del Pil annuale. Ciò avrà inevitabilmente un impatto estremamente negativo sul lavoro e sui salari. Il costo dell’azione – ha concluso Spidla – si limiterà all’1% del Pil annuale".

Secondo la comunicazione della Commissione europea adottata il 23 gennaio 2008, portare al 20% la parte delle energie rinnovabili creerà circa un milione di posti di lavoro da qui al 2020. Per questo bisogna aiutare le imprese ad affrontare i problemi che si presentano in merito di nuovi bisogni e di nuove qualificazioni. Si dovrà investire più spesso nella formazione lungo tutta il corso della vita per fornire ai lavoratori gli strumenti necessari ad adattarsi ai nuovi cicli di produzione. Tutti gli strati sociali dovranno essere coinvolti in un dialogo multidisciplinare. Alla conferenza di Bali sul clima tenutasi il 18 gennaio 2008, il ministro tedesco all’ambiente si è dichiarato favorevole all’introduzione, su base permanente, di tariffe sociali per i settori pubblici in difficoltà. Oggi, un numero sempre crescente di persone vengono approvvigionati grazie ad un sistema di servizi minimi messo in atto da alcuni fornitori di gas e di elettricità. Questo è un buon modo per superare le difficoltà cui va incontro tutta l’Unione.

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