AMBIENTE. Inquinamento? Si combatte anche a tavola: i consigli di Coldiretti

Gas serra ed alimentazione. Sono argomenti apparentemente lontani fra loro ma, a ben guardare, anche le nostre scelte sui cibi possono contribuire alla salvaguardia del Pianeta. Allora stop all’acquisto di vino australiano, prugne del Cile o bistecche argentine, che bruciano migliaia di litri di petrolio per giungere nel nostro Paese (tra i 29,3 ed i 20,8 Kg di anidride carbonica e fra i 9,4 ed i 6,7 Kg di carburante utilizzato). E’ il consiglio di Coldiretti, la quale ha stilato un decalogo sui prodotti più inquinanti e costosi in temini energetici. L’indagine, realizzata in collaborazione con lo studio Ambrosetti, ha lo scopo di indurre i cittadini a porre attenzione nella spesa quotidiana.

La frutta esotica possiede ancora il suo fascino fra i consumatori. Ma quali conseguenze ambientali nascono dal trasporto di prodotti come mango del Perù o melone di Guadalupe? "A livello globale – dichiara Coldiretti – è stimato che un pasto medio percorre più di 1.900 chilometri per camion, nave e/o aeroplano prima di arrivare sulla vostra tavola e spesso ci vuole più energia per portare il pasto al consumatore di quanto il pasto stesso provveda in termini nutrizionali, senza contare gli effetti sull’atmosfera e sui cambiamenti climatici provocati dall’emissione di gas ed effetto serra".

Via libera invece alla produzione nazionale, in primis gli alimenti con denominazione geografica di qualità, che garantiscono il consumatore anche sul piano della sicurezza. Per alcuni dei cibi importati infatti "sono stati rilevati – sottolinea Coldiretti – anche problemi di carattere sanitario come nel caso della carne proveniente dal Brasile per la quale la stessa commissione Europea è intervenuta per limitare le importazioni perché non soddisfa i requisiti sanitari dell’Unione, mentre sull’ aglio che viene dalla Cina pesano tutte le perplessità provocate dalle emergenze sanitarie che si sono verificate per gli alimenti provenienti da quel Paese. E per gli altri non ci sono motivazioni che ne giustificano la scelta anche considerando il fatto che acquistare quelli italiani durante la stagione produttiva garantisce maggiore risparmio e freschezza".

La Confederazione degli agricoltori invita l’Italia a seguire l’esempio di altri Paesi dell’Unione Europea, dove alcune catene di distribuzione stanno informando i consumatori sulla provenienza di frutta e verdura acquistate: un aeroplanino riportato sulla confezione indica in modo trasparente il luogo di produzione. Nella stessa direzione si inserisce l’iniziativa dei farmer markets e del circuito a chilometri zero, che Coldiretti sta sostenendo con apposite campagne di sensibilizzazione sul territorio. "Con un semplice click – prosegue la Confederazione – sul sito www.campagnamica.it con il motore di ricerca "In viaggio per Fattorie e Cantine" è possibile individuare nel proprio comune, provincia o regione la piu’ ampia gamma di aziende agricole che vendono direttamente, selezionando anche le categorie di prodotto desiderate ed eventualmente anche le specialità garantite da marchio. On line anche l’elenco delle centinaia di distributori automatici di latte fresco direttamente dalle stalle dove si risparmia peraltro il 30 per cento rispetto ai normali negozi e supermercati".

Ecco nel dettaglio la classifica dei prodotti importati più dannosi per l’ambiente: Vino australiano (16015 Km percorsi, 29,3 Kg di Co2, 9,4 Kg di petrolio); Prugne cilene; Carne argentina; Mango peruviano; Anguria panamense; Carne brasiliana; Aglio cinese; Uva da tavola sudafricana; Melone del Guadalupe; Riso statunitense.

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