AMBIENTE. LAV: “No alla liberalizzazione della caccia”

La stagione venatoria che si è chiusa il 31 gennaio è stata caratterizzata da forti tensioni tra il fronte degli anticaccia da una parte e gli estremisti fautori di "doppietta selvaggia" dall’altra. Lo testimonia il fatto che in Senato sono attualmente depositati alcuni disegni di legge che prevedono la demolizione delle pur minime misure di tutela previste dalla vigente normativa sulla caccia.

"L’attuale maggioranza di Governo, conta tra le proprie fila numerosi politici molto vicini alle posizioni più estremiste del mondo venatorio, e addirittura alcuni cacciatori – dichiara Massimo Vitturi, responsabile del settore caccia e fauna selvatica della LAV, la Lega AntiVivisezione – è facile immaginare il loro impegno a favore dell’ulteriore liberalizzazione della caccia, al solo scopo di ingraziarsi l’elettorato". "I cacciatori sostengono di essere i primi ambientalisti, veri difensori della natura – continua Vitturi – ma non si prende a fucilate chi si vuole difendere! Le loro affermazioni sono pretestuose e non coerenti".

Ogni anno i cacciatori immettono sul territorio, al solo scopo di abbatterli, migliaia di animali importati dall’estero, i quali alterano il patrimonio genetico delle popolazioni locali, determinando così squilibri genetici che, nel caso del cinghiale, hanno portato alla sostituzione delle popolazioni autoctone con altre molto più prolifiche e resistenti, che ora vengono additate come responsabili dei danni procurati all’agricoltura.Tantissime volpi poi vengono abbattute durante tutto l’arco della stagione venatoria e ciò crea gravissimi squilibri ecologici che portano al proliferare di numerose specie, quali, ad esempio, le nutrie, per il contenimento delle quali le regioni danno sempre più "carta bianca" ai cacciatori, aprendo così ulteriori spazi all’illegalità.

 

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