AMBIENTE. L’Ecomafia non conosce crisi: 20,5 mld di affari e 3 reati l’ora. Rapporto Legambiente

L’ecomafia muove un giro d’affari di 20,5 miliardi di euro e fa sparire 31 milioni di tonnellate di rifiuti industriali, una montagna alta quasi quanto l’Etna. Accanto al traffico illecito di rifiuti c’è sempre il boom dell’abusivismo edilizio, con 28 mila nuove case abusive sul territorio nazionale. Snocciolando i numeri, sono 3 ecoreati accertati l’ora, quasi 71 al giorno, 25.776 totali. Quasi la metà dei reati (oltre il 48%) si è verificato in Campania, Calabria, Sicilia e Puglia – la Campania si dimostra regione dei record sia per i "Rifiuti SpA" che per il ciclo illegale del cemento – ma per il resto è coinvolto tutto il territorio nazionale, con dati inquietanti come l’ingresso di Lombardia e Piemonte fra le regioni più coinvolte nei traffici illeciti e il terzo posto del Lazio (prima ancora della Sicilia) nella classifica del cemento illegale.

Sono i numeri del rapporto Ecomafia 2009 di Legambiente presentato oggi a Roma in un incontro al quale hanno partecipato Sebastiano Venneri, responsabile Osservatorio Ambiente e Legalità Legambiente, il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, il vicepresidente della Commissione antimafia Fabio Granata, il presidente della Commissione sul Ciclo dei rifiuti Gaetano Pecorella, il responsabile Ambiente del PD Ermete Realacci, Enrico Fontana del direttivo Legambiente, il presidente del Copasir Francesco Rutelli e il presidente nazionale Legambiente Vittorio Cogliati Dezza. All’incontro è giunto il messaggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: "Il rapporto rappresenta un prezioso strumento di approfondimento dei fenomeni della criminalità ambientale". "Constato con soddisfazione – si legge nel telegramma – che il quadro dei risultati delle attività di prevenzione e repressione evidenzia un crescente coinvolgimento di tutti i soggetti istituzionali impegnati nella tutela delle risorse ambientali nonché la valenza di nuove e più incisive strategie di indagine e di intervento che consentono di rilevare la presenza nel sottosuolo delle immissioni dei diversi elementi inquinanti".

Il 2008 è l’anno dei record per le inchieste contro i trafficanti di rifiuti pericolosi (25) con un fatturato che supera i 7 miliardi di euro. Sul fronte dei Rifiuti SpA, dal 2002 sono arrivate a 123 le operazioni giudiziarie portate a termine contro i "signori dei veleni". Secondo l’ultimo censimento disponibile, la montagna di rifiuti speciali spariti nel nulla ormai arriva a 3100 metri per 31 milioni di tonnellate di rifiuti industriali. La classifica dell’illegalità ambientale vede il primato della Campania con 573 infrazioni accertate (il 14,7% sul totale nazionale) e 63 arresti nel corso dell’ultimo anno, seguita da Puglia, Calabria e Lazio. Entrano in classifica anche la Lombardia (nel corso dell’anno si è segnalato ad esempio il fenomeno dell’interramento dei rifiuti industriali a Milano) e il Piemonte, diventato la prima regione del Nord per numero di reati accertati.

La Campania rimane la regione dei record: secondo i dati dell’Arpa, sono 2.551 i siti da bonificare tra discariche, aree di abbandono incontrollato di rifiuti o sversamenti di residui industriali, mentre si stima che negli ultimi tre anni siano stati smaltiti illegalmente in tutta la regione circa 13 milioni di tonnellate di rifiuti di ogni specie. Record campano anche per il ciclo illegale del cemento con 1.267 infrazioni accertate, 1.685 persone denunciate e 625 sequestri. Ma l’abusivismo aumenta in tutta Italia, con 28 mila nuove case illegali (dati Cresme). Fra le regioni maggiormente coinvolte spicca la Calabria e, prima ancora della Sicilia, il Lazio che sale al terzo posto nella classifica del cemento illegale.

Gli interventi repressivi delle Forze dell’ordine sono diventati più efficaci. Aumentano gli arresti, passati dai 195 del 2007 ai 221 del 2008 (più 13,3%) e i sequestri, che salgono dai 9.074 del 2007 ai 9.676 dello scorso anno (più 6,6%), mentre diminuisce il numero di reati ambientali (dai 30.124 del 2007 ai 25.766 del 2008), soprattutto per la tendenza a concentrare le attività investigative sui reati di maggiore gravità.

In questo contesto, emerge la necessità di introdurre nel codice penale i reati contro l’ambiente e di garantire la possibilità di fare indagini attraverso le intercettazioni telefoniche e ambientali. Ha detto Gaetano Pecorella: "L’intera Bicamerale ha preso atto di come la nuova legge rischierebbe di ridurre la possibilità di intervento. Già oggi molti reati satelliti non consentono intercettazioni ma bisognerà intervenire trasformando le contravvenzioni in delitti e prevedere che nella nuova legge le intercettazioni siano consentite a partire dalla fascia più alta. È un impegno che ci siamo presi in Commissione".

Ha dichiarato il Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso: "Dobbiamo stare attenti a non ghettizzare il fenomeno ecomafia al Sud. Buona parte dei "tombamenti" dei rifiuti al Sud viene da industrie del Nord. E l’aspetto internazionale non va sottovalutato". Per Grasso sarebbe importante avere una sorta di "Osservatorio nazionale" sul tema perché "abbiamo notato – ha detto – che non tutte le indagini partono come ecomafie". Non c’è solo la criminalità organizzata perché accanto ad essa "si è creato – ha detto Grasso – una sorta di sistema che cerca di sfruttare questa situazione. L’ecomafia ha bisogno di tecnici di laboratorio che falsificano le analisi, di trasportatori", dunque un sistema che con la criminalità collabora.

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