AMBIENTE. L’Ue raggiunge l’accordo sul Pacchetto clima. I commenti

Accordo unanime da parte dei 27 Stati membri dell’Ue sul pacchetto clima ed energia, ormai conosciuto come Pacchetto 20-20-20. L’intesa si è raggiunta durante il Consiglio europeo in corso da ieri a Bruxelles e il presidente di turno dell’Ue Nicolas Sarkozy ha definito "storico" il testo che contribuirà in modo significativo alla lotta ai cambiamenti climatici.

Ribaditi gli obiettivi e il limite del 2020: taglio del 20% sulle emissioni di gas serra, aumento del 20% dell’efficienza energetica e ricorso alle fonti rinnovabili su tutti i consumi energetici pari al 20%. L’Italia ha ottenuto una maggiore gradualità nel processo di estensione delle quote di emissioni a pagamento. Si passerà, per le industrie giudicate non a rischio di delocalizzazione, dal 20% nel 2013 al 70% nel 2020, ma nel 2025 si arriverà al 100% dei diritti di emissione a pagamento.

"Non possiamo che essere orgogliosi dei risultati raggiunti per l’Italia e per tutta l’Europa" ha dichiarato il Ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola. "La posizione che il Presidente Berlusconi e tutti i Ministri coinvolti hanno tenuto durante tutta la trattativa – ha proseguito il Ministro – ha reso possibile trovare un’intesa in grado di conciliare, in maniera significativa, la tutela del clima e dell’ambiente con lo sviluppo delle economie nazionali, e quindi limitare i costi per le imprese e per i cittadini".

"Le clausole di revisione, da noi proposte e del tutto recepite nell’accordo finale, consentiranno nel 2010 di verificare la sostenibilità degli obiettivi europei, rispetto alle indicazioni della conferenza di Copenaghen. Inoltre nel 2014 si potranno aggiornare gli strumenti a nostra disposizione, confrontandoci con le nuove tecnologie e il futuro scenario economico".

"L’Italia ha fatto di nuovo una magra figura – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – e seppure quello di oggi si profila come accordo storico, l’esito generale non è certo quello auspicato. Il pacchetto infatti risulta debole rispetto alle direttive Ets – in particolare su alcuni settori tra cui il manifatturiero che pagheranno solo il 20% delle emissioni al 2013 e il 70% al 2020 con gratuità concessa per il restante 30% – che sull’Effort Sharing per l’eccessiva quota di "crediti" per interventi di riduzione delle emissioni realizzabili all’estero.

L’Europarlamento intervenga – ha continuato Cogliati Dezza – per emendare i punti deboli dell’accordo in occasione del prossimo voto a Strasburgo del 17 dicembre".

Secondo le associazioni ambientaliste Climate Action Network Europe, Friends of the Earth,
Greenpeace, Oxfam e WWF l’accordo sul pacchetto energia e clima raggiunto oggi dai leader europei è un fallimento. In particolare gli ambientalisti denunciano che la Direttiva "Effort Sharing", per la riduzione delle emissioni dei settori non regolamentati, è del tutto incompatibile con l’obiettivo europeo di mantenere il riscaldamento globale al di sotto di +2°C.

"Questo è un giorno buio per la politica climatica dell’Europa. I capi di Stato e di Governo europei hanno rinnegato le loro promesse e voltato le spalle agli sforzi globali per combattere i cambiamenti climatici." I leader europei hanno assunto un impegno debole e ambiguo per la riduzione delle emissioni europee di gas serra del 30% al 2020, come era invece stato annunciato l’anno scorso.

L’attuale accordo permette, infatti, che oltre il 65% delle riduzioni siano raggiungibili acquistando crediti attraverso progetti di riduzione delle emissioni al di fuori dei confini europei. Inoltre, nessuna sanzione è stata introdotta per i Paesi inadempienti – un punto essenziale per contrastare l’inattività dei Governi.

Le associazioni ambientaliste riunite a Poznan chiedono che il Parlamento Europeo respinga l’accordo sulla direttiva "Effort Sharing" con il voto della prossima settimana. I cittadini europei dovrebbero, infatti, esprimere tutta la loro indignazione e chiedere ai propri parlamentari di impedire che l’eccessivo ricorso a crediti dall’estero venga utilizzato come scappatoia alle riduzioni di gas serra in Europa.

Nella direttiva "Emission Trading" (ETS) sono state garantite ampie deroghe alle industrie manifatturiere per l’acquisto dei permessi di emissione, in assenza dell’evidenza che tali costi possono impattare sulla competitività dei settori interessati. Tutte le associazioni ambientaliste chiedono insieme che l’allocazione dei permessi avvenga tramite asta per i settori industriali regolamentati dalla direttiva ETS. Le industrie devono pagare se non riducono le proprie emissioni, e le risorse raccolte devono essere utilizzate per finanziare progetti di mitigazione dei cambiamenti climatici in Europa e in Paesi in via di sviluppo.

"Angela Merkel, Silvio Berlusconi, Donald Tusk e Nicolas Sarkozy devono vergognarsi. Hanno scelto di difendere gli interessi privati dell’industria inquinante, non rispettando la volontà dei cittadini europei, il futuro dei loro figli e la condizione di milioni di persone nel mondo. Il Parlamento può e deve modificare le parti peggiori dell’accordo di oggi" denunciano le associazioni ambientaliste.

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