AMBIENTE. Le conclusioni del Consiglio europeo sulla politica energetica dell’Ue

Il Consiglio europeo dei ministri si è concluso ribadendo gli obiettivi ambiziosi della politica energetica e ambientale, decisi a marzo 2007. Il Consiglio di dicembre dovrà predisporre le soluzioni appropriate per la sua messa in atto in ogni settore dell’economia, tenendo conto della situazione specifica di ogni Stato membro e del rapporto costi-benefici rigorosamente stabilito. Prioritaria resta la sicurezza dell’approvvigionamento energetico, che è responsabilità di tutti i Paesi.

Il Consiglio ha invitato la Commissione a presentare proposte che:

  • accelerino la messa in atto del piano d’azione europeo sull’efficacia energetica della strategia per le tecnologie energetiche; diversifichino le fonti energetiche;
  • promuovano un migliore funzionamento del mercato, attraverso una maggiore trasparenza e scambio di informazioni sui bisogni e sulle risorse a lungo termine;
  • sviluppino meccanismi di crisi che permettano di affrontare delle mancanze temporanee di approvvigionamento;
  • rafforzino e completino le infrastrutture critiche.

Intanto la Commissione Ue ha pubblicato oggi un resoconto della politica energetica dell’area euro, basato sulle ultime proiezioni. Grazie alle politiche già adottate, si legge nella relazione, e alle attività silvicole in grado di assorbire il carbonio dall’atmosfera, Eurolandia dovrebbe riuscire a ridurre dell’8% le emissioni di gas serra entro il 2012, come prevede il protocollo di Kyoto. E grazie ad ulteriori misure attualmente in esame, alcuni Stati membri potrebbero ottenere risultati migliori, fino al 3,3% in più.

Dieci Paesi dell’area euro, infatti, hanno intenzione di acquistare crediti derivanti da progetti di abbattimento delle emissioni realizzati in paesi terzi nell’ambito dei 3 meccanismi di mercato previsti dal protocollo di Kyoto: lo scambio dei diritti di emissione a livello internazionale, il meccanismo di sviluppo pulito e l’attuazione congiunta. Queste iniziative dovrebbero far diminuire le emissioni di un ulteriore 3%, portando l’abbattimento complessivo al 6,6% entro il 2010, l’anno intermedio per gli obiettivi di Kyoto.

Rispetto al 1990, che è stato scelto come anno di riferimento, le emissioni dell’area euro nel 2006 sono state inferiori del 2,7%, a fronte di una crescita economica del 40% circa nello stesso periodo. Nell’intera Unione europea la riduzione è stata del 10,8%. Le attività di forestazione e afforestazione, che creano dei "pozzi" biologici di assorbimento dell’anidride carbonica presente in atmosfera, dovrebbero a loro volta abbattere le emissioni di un 1,4%, portando così le riduzioni complessive all’8%.

Il commissario all’Ambiente, Stavros Dimas, ha dichiarato: "Le ultime proiezioni sono un segnale positivo perché dimostrano che l’azione coordinata dell’Europa finalizzata a realizzare gli obiettivi di Kyoto sta dando i suoi frutti. Ma Kyoto è solo il primo passo: adesso ci vuole un nuovo accordo internazionale sul clima che faccia proprie le consistenti riduzioni delle emissioni che l’Europa intende realizzare per il 2020 e oltre. Per questo è necessario mettere in atto le misure supplementari che gli Stati membri dell’UE hanno in progetto e il Parlamento europeo e il Consiglio devono adottare in tempi brevi il pacchetto "Energia e cambiamenti climatici" proposto dalla Commissione."

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