AMBIENTE. Le risorse delle Terra si sprecano. L’allarme del WWF

Un solo pianeta non basta più. La presenza dell’uomo, con gli irrazionali consumi di acqua, risorse forestali e animali, sta velocemente producendo il degrado degli ecosistemi naturali. Il rapporto WWF "Living Planet Report 2006", lanciato oggi a Pechino, parla chiaro: con questi ritmi, entro il 2050 sarà raggiunto un andamento di consumo pari a due volte le capacità della Terra.

"Siamo in un debito ecologico – ha dichiarato Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia – estremamente preoccupante. Consumiamo le risorse più velocemente di quanto la Terra sia capace di rigenerarle e di quanto la Terra sia capace di "metabolizzare" i nostri scarti. E questo porta a conseguenze estreme ed anche molto imprevedibili. E’ tempo di assumere scelte radicali per quanto riguarda il mutamento dei nostri modelli di produzione e consumo. Siamo tutti consapevoli che i cambiamenti necessari per ridurre il nostro impatto sui sistemi naturali non saranno facili ma si basano su straordinarie qualità umane: la capacità di innovazione, la capacità di adattamento, la capacità di reagire alle sfide. E’ da come impostiamo oggi la costruzione delle città, da come affrontiamo la pianificazione energetica, da come costruiamo le nostre abitazioni, da come tuteliamo e ripristiniamo la biodiversità, che dipenderà il nostro futuro".

Questi i parametri adottati nello studio del WWF: il primo indicatore è l’Indice del Pianeta Vivente (Living Planet Index), basato sui trend di oltre 3.600 distinte popolazioni di 1300 specie di vertebrati in tutto il mondo. Negli oltre trent’anni presi in considerazione, le specie terrestri si sono ridotte del 31%, quelle di acqua dolce del 28% e quelle marine del 27%. Il secondo indice è l’Impronta Ecologica, che considera la domanda in termini di consumo di risorse naturali da parte dell’umanità. L’impatto dell’uomo sull’ambiente è più che triplicato nel periodo tra il 1961 e il 2003. La nostra impronta ha già superato nel 2003 del 25% la capacità bioproduttiva dei sistemi naturali da noi utilizzati per il nostro sostentamento. Nel rapporto del 2004 (basato sui dati del 2001) era del 21%. In particolare, l’Impronta relativa alla CO2, derivante dall’uso di combustibili fossili, è stata quella con il maggiore ritmo di crescita dell’intera Impronta globale: la produzione umana di CO2 in atmosfera è cresciuta di nove volte dal 1961 al 2003.

Ma quali sono i Paesi più dissipatori di risorse? Quelli con oltre un milione di abitanti con l’Impronta ecologica più ‘vasta’ calcolata su un ettaro globale a persona, ossia gli Emirati Arabi, gli Stati Uniti, la Finlandia, il Canada, il Kuwait, l’Australia, l’Estonia, la Svezia, la nuova Zelanda e la Norvegia. L’impronta ecologica dell’Italia è di 4.2 ettari globali pro capite con una biocapacità di 1 ettaro globale pro capite, con un deficit ecologico di 3.1 ettaro globale pro capite. Nella classifica mondiale è al 29 posto, ma indietro rispetto al resto dei paesi Ue. La Cina è al 69mo posto, ma la crescita economica (che nel 2005 è stato del 10,2%) ed il rapido sviluppo economico della nazione preoccupano gli ambientalisti. "Questo è uno dei motivi – dichiara il WWF – per cui il Living Planet Report quest’anno è stato lanciato proprio in Cina. Il WWF crede che sia vitale per il pianeta che la Cina e gli altri paesi di nuova industrializzazione (che globalmente raggiungono oltre il miliardo di abitanti e che stanno raggiungendo un livello di consumo paragonabile ai paesi dell’area OCSE) non segua i modelli di sviluppo dell’Occidente, ma persegua il proprio sviluppo in una chiave di sostenibilità".

Il Living Planet Report viene presentato in occasione della settimana che il WWF Italia sta dedicando ai suoi 40 anni di vita dell’Associazione: il 27 ottobre il Living Planet Report sarà illustrato presso la sede della Luiss di Roma, mentre, nella stessa sede, sabato 28 verrà lanciata la sfida per la biodiversità con la presentazione al Governo delle Biodiversity Vision per Alpi e Mediterraneo.

 

 

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