AMBIENTE. Legambiente: Ecomafia muove oltre 19 mld di euro. 41% di reati su rifiuti e cemento

L’Ecomafia continua a "tirare" e a saccheggiare il territorio. Nel 2010 ha mosso 19,3 miliardi di euro di fatturato. Fra rifiuti pericolosi, cementificazione abusiva, illegalità ambientale, si propaga con "una micidiale capacità di contagio". È quanto rileva il rapporto Ecomafia 2011 presentato oggi da Legambiente con numeri impressionanti: nel 2010 sono stati accertati 30.824 illeciti, con un aumento del 7,8% rispetto al 2009. Sono più di 84 reati al giorno, tre reati e mezzo ogni ora.

Scrive Legambiente: "I reati relativi al ciclo illegale di rifiuti (dalle discariche ai traffici illeciti) e a quello del cemento (dalle cave all’abusivismo edilizio) rappresentano da soli il 41% sul totale, seguiti dai reati contro la fauna, (19%), dagli incendi dolosi (16%), da quelli nella filiera agroalimentare (15%), mentre tutti le altre tipologie di violazioni non superano complessivamente il 6% degli illeciti accertati".

I quantitativi di rifiuti sequestrati in 12 delle 29 inchieste per traffico illecito di rifiuti svolte dalle Forze dell’Ordine sono 2 milioni di tonnellate: messe in fila, sono pari a oltre 80 mila tir che coprono 1.117 chilometri. E non sono neanche tutti, se si considera che nelle inchieste viene individuata di solito solo parte delle merci trafficate in modo illegale. Il capitolo del cemento e dell’edilizia abusiva ha invece prodotto 26.500 nuovi immobili secondo la stima di Legambiente.

Ancora: "Sono 290 i clan ben impegnati nel business dell’ecomafia censiti nel rapporto, 20 in più rispetto al 2009; 19,3 miliardi di euro invece è il giro d’affari stimato per il solo 2010 – rileva il Rapporto – Nel complesso, la Campania continua a occupare il primo posto nella classifica dell’illegalità ambientale, con 3.849 illeciti, pari al 12,5% del totale nazionale, 4.053 persone denunciate, 60 arresti e 1.216 sequestri, seguita dalle altre regioni a tradizionale presenza mafiosa: nell’ordine Calabria, Sicilia e Puglia, dove si consuma circa il 45% dei reati ambientali denunciati dalle Forze dell’Ordine nel 2010. Un dato significativo ma in costante flessione rispetto agli anni precedenti, in virtù della crescita, parallela, dei reati in altre aree geografiche. Si segnala, in particolare, quella nord Occidentale, che si attesta al 12% a causa del forte incremento degli illeciti accertati in Lombardia".

Altri dati mettono in evidenza il peso dell’ecomafia sul territorio. Nel 2010 le Forze dell’Ordine hanno accertato circa 6 mila illeciti nel ciclo dei rifiuti, quasi un reato ogni 90 minuti, concentrati soprattutto in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia ma con una crescita di reati in Lazio e Lombardia. Nel traffico internazione di rifiuti, basti pensare alle operazioni dei Carabinieri che hanno scoperto le spedizioni di carichi di Rifiuti elettrici ed elettronici verso Cina, Malesia, Pakistan, Nigeria, Congo, come quelle dell’Agenzia delle Dogane che hanno portato al sequestro nei porti italiani di oltre 11 mila tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi diretti all’estero, per il 60% in Cina.

Nel cemento si contano 6.922 illeciti nel 2010. Nel settore frodi alimentari, ci sono state 4.520 infrazioni accertate, 2.557 denunce, con un valore di sequestri pari a oltre 756 milioni di euro e reati concentrati soprattutto nel settore di carni e allevamenti e della ristorazione. Da sottolineare anche il business dell’arte rubata: il valore di opere e reperti recuperati ammonta per il 2010 a più di 216 milioni di euro.

Commenta Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio Ambiente e legalità di Legambiente: "Come un virus, con diverse modalità di trasmissione e una micidiale capacità di contagio. Questa l’immagine dell’ecomafia che emerge dal rapporto 2001. Un virus che avvelena l’ambiente, inquina l’economia, mette in pericolo la salute delle persone; che ha un sistema genetico locale e una straordinaria capacità di connessione su scala globale: può nascere, infatti, in provincia di Caserta o di Reggio Calabria e riprodursi a Milano, entrare in simbiosi con altre cellule in altre città europee, saldare il suo Dna con ceppi lontani, fino a Hong Kong". Aggiunge il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza: "Numerose indagini e i rapporti sull’ecomafia finora realizzati dimostrano che il business dell’ecomafia, con la sua capacità pervasiva e la possibilità di occupare stabilmente posti chiave dell’economia, si propaga e si rafforza anche grazie al coinvolgimento dei cosiddetti colletti bianchi (impiegati e quadri in ruoli chiave delle amministrazioni) e alle infiltrazioni nell’imprenditoria legale".

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