AMBIENTE. Legambiente: Italia indietro, legalità a rischio

Fra leggi che non funzionano, leggi con sanzioni spropositate e buone leggi non applicate, l’Italia arretra in tema di leggi ambientali. L’introduzione dei delitti ambientali nel codice penale è ferma in Parlamento. L’Italia non va avanti sulla tutela dell’ambiente e questo rischia di diventare "un regalo alle ecomafie e alla criminalità ambientale". La denuncia arriva dal Primo Forum nazionale Ambiente e legalità organizzato a Roma da Legambiente in collaborazione con Lexambiente e La nuova ecologia, che ha fatto incontrare legislatori, industria, magistratura e ambientalisti per un confronto sulla semplificazione delle norme ambientali e l’introduzione dei delitti contro l’ambiente nel codice penale.

Il Forum è stata l’occasione per ribadire la necessità di rendere il crimine contro l’ambiente un delitto. "L’introduzione dei delitti ambientali nel codice penale è stata chiesta a gran voce da ambientalisti ma anche legislatori, industria e magistratura – ha dichiarato Sebastiano Venneri, responsabile Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente – ma il disegno di legge giace ancora in Parlamento da ben tre legislature".

Il forum, ha detto il sostituto procuratore del tribunale di Tivoli e co-presidente Centri di Azione Giuridica di Legambiente Luca Ramacci, è un’occasione per confrontare diversi punti di vista e per proporre innovazioni necessarie. Perché? "In tema di ambiente – ha detto Ramacci – esistono leggi che non funzionano e che sarebbe stato meglio non fare, come il cosiddetto Testo Unico ambientale. Un codice che dal 2006 ad oggi ha subito una trentina di modifiche che non hanno portato miglioramenti e che si ha intenzione di modificare ancora. Ci sono poi leggi che funzionano troppo, nel senso che prevedono sanzioni sproporzionate e territorialmente circoscritte, come la legge per l’emergenza rifiuti in Campania, che consente di arrestare chi abbandona un rifiuto ingombrante ma lascia inalterate le sanzioni irrisorie previste per altre condotte più dannose per l’ambiente come avviene, ad esempio, per i depuratori comunali fuori legge che continuano ad essere puniti anche con irrisorie sanzioni amministrative. E infine – ha concluso – ci sono leggi fatte bene ma non applicate, come quella urbanistica che fornisce agli enti locali strumenti efficienti per la repressione dell’abusivismo che però gli amministratori, specie quelli comunali, si guardano bene dall’utilizzare con conseguenze disastrose per l’ambiente ed il patrimonio dell’ente".

Il disegno di legge sulle intercettazioni attualmente in discussione preoccupa gli ambientalisti perché potrebbe frenare la lotta ai reati di traffico illecito di rifiuti e di incendio boschivo doloso, delitti che secondo Legambiente andrebbero inseriti fra quelli per i quali possono essere usate le intercettazioni: spesso, spiega l’associazione, si tratta di reati appannaggio della criminalità organizzata. Altro tema sollevato è quello della recente proroga per la legge delega: un emendamento al ddl 1082 proroga al 30 giugno 2010 il termine per emanare correzioni e integrazioni in tema ambientale. Secondo gli ambientalisti, "con un simile emendamento una normativa importante e complessa come quella ambientale sarà dominio pressoché esclusivo del Governo a netto discapito del ruolo del Parlamento".

Fra le richieste fatte, oltre a quella condivisa di cancellare l’emendamento, c’è dunque l’intervento del Parlamento sull’emendamento sul traffico illecito di rifiuti e incendi nel ddl intercettazioni e l’istituzione del Comitato navi dei veleni, "perché sia fatta luce sui misteriosi affondamenti di navi cariche di rifiuti tossici e radioattivi avvenuti nel Mediterraneo".

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