AMBIENTE. Legambiente, Liberi dall’amianto: è emergenza per 75 mila ettari contaminati

Sono numeri da emergenza nazionale quelli che emergono dal Rapporto sullo stato del risanamento dei siti inquinati da amianto in Italia: ci sono 75mila ettari di territorio contaminato da fibre di amianto che, in attesa della bonifica dei siti, continuano a mettere a rischio la salute dei cittadini, e oltre 9mila casi di mesotelioma pleurico riscontrati in Italia dal 1993 al 2004. I dati emergono da "Liberi dall’amianto", il dossier di Legambiente presentato a Torino, nel corso della seconda conferenza nazionale non governativa "Amianto e giustizia", promossa da un vasto cartello di associazioni tra cui AIEA (associazione italiana esposti amianto), Legambiente, Medicina Democratica nazionale e Isde (Medici per l’Ambiente), alla quale hanno aderito anche le sigle sindacali CISL, FIM CISL, CUB, COBAS, CGIL, FISMIC, FIOM CGIL.

"Numeri da vera e propria emergenza nazionale, che indicano con chiarezza i rischi per una parte dei cittadini nel nostro Paese, che vivono in quei 75mila ettari di territorio interessati dalla presenza dell’amianto e inseriti nel Programma nazionale di bonifica del Ministero dell’ambiente", rileva l’associazione, che ricorda come "ci sono ampie porzioni di province come quella di Alessandria – con Casale Monferrato e 47 comuni limitrofi costruiti con l’amianto -, città come Napoli (a Bagnoli) e Siracusa caratterizzate dalla presenza di stabilimenti di produzione di cemento amianto nelle loro zone industriali, comuni come Bari e Broni (Pv) che ancora oggi ospitano nel centro abitato importanti siti produttivi dismessi che lavoravano la fibra killer, fino ad arrivare alle miniere di Balangero (To), la più grande d’Europa, ed Emarese (Ao) da dove veniva estratto il minerale prima della lavorazione nelle cementerie italiane e non solo".

La richiesta è quella di spostare la gestione dell’iter delle bonifiche dal Ministero agli Enti locali e di istituire il fondo nazionale per i siti orfani, ovvero gli stabilimenti di aziende fallite. "Nonostante l’urgenza sanitaria – ha dichiarato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente – le bonifiche vanno a rilento, grazie anche all’inefficiente gestione da parte del Ministero dell’ambiente delle conferenze dei servizi per la valutazione e autorizzazione dei piani e dei progetti per la bonifica. Bisogna spostare la gestione dell’iter in ambito locale, presso le Regioni o i Comuni, assicurando al Ministero e agli enti tecnici nazionali il compito di supportare, verificare e indirizzare il procedimento, garantendo ai cittadini trasparenza e disponibilità delle informazioni sullo stato di avanzamento del risanamento ambientale".

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