AMBIENTE. Legambiente, Summit di Copenhagen: verso una rivoluzione degli stili di vita

Vivere in maniera sostenibile si può e ognuno deve fare la sua parte per affrontare in maniera decisa i cambiamenti climatici e la questione delle risorse del pianeta. E’ quanto emerso dal convegno titolo "Verso Copenaghen: Etichetta PER IL CLIMA. Un’opportunità per la responsabilità sociale d’impresa". organizzato da Legambiente Lombardia – in collaborazione con l’Ambasciata e il Consolato Britannico e l’Ufficio del Parlamento Europeo a Milano.

Al convegno – organizzato a meno di 40 giorni dal summit danese, per comprendere quale ruolo possono giocare i governi, le aziende, le organizzazioni e i singoli individui nel fermare i cambiamenti climatici – hanno partecipato Stefania Omassoli del Carbon Trust, Roberto Cariani dell’Istituto di Ricerche Ambiente Italia, e Annalisa Corrado di AzzeroCO2.

L’Unione Europea ha fissato infatti nel 2008 il pacchetto di proposte legislative per contrastare i cambiamenti climatici sintetizzate con la sigla "20-20-20" che costituiranno la base negoziale del prossimo confronto di Copenhagen, ovvero il raggiungimento del 20% della produzione energetica da fonti rinnovabili, il miglioramento del 20% dell’efficienza e un taglio del 20% nelle emissioni di anidride carbonica, rispetto ai livelli del 2005: tutti traguardi da raggiungere entro la data del 2020.

"Legambiente – ha dichiarato nel suo intervento Andrea Poggio, vicedirettore nazionale dell’associazione – ha deciso di non aspettare il governo e di partire con un’etichetta volontaria di prodotto per rispondere a una crescente attenzione anche in Italia verso politiche e progetti ambientali dei singoli e delle imprese". Secondo l’Eurobarometro infatti, il 56% dei consumatori italiani (al quinto posto in Europa) ritiene che l’impatto ambientale sia molto importante nella scelta d’acquisto.

Etichetta "PER IL CLIMA" è quindi il nuovo progetto presentato da Legambiente che consente alle imprese di compiere un atto di assunzione di responsabilità nei confronti del consumatore e dell’ambiente, informando sul quantitativo di emissioni in carbonio emesso durante una o più fasi del ciclo di vita del prodotto. Presto, secondo Legambiente, seguiranno su questa strada molti altri produttori, che sceglieranno di sentirsi responsabili delle proprie scelte produttive di fronte ai consumatori.

Del resto, come attesta il rapporto Unep, già nel 2008 gli investimenti privati per le energie rinnovabili hanno superato quelli destinati al nucleare e a impianti alimentati da fonti fossili (carbone, petrolio e gas), e le aziende si stanno adeguando a questo trend, adottando politiche incisive, che comportano conseguenze importanti per il pianeta.

Per stimolare la transizione verso un’economia low carbon in Gran Bretagna è nato il Carbon Trust che lavora con il settore pubblico e le aziende a programmi di riduzione della CO2. Sempre in Inghilterra, i magazzini Tesco hanno deciso di collaborare con il Carbon Trust per quantificare e comunicare le emissioni di gas inquinanti in atmosfera di ogni scelta di consumo. Anche il presidente francese Sarkozy ha promesso che tutti i prodotti avranno il loro "prezzo" ambientale, misurato in CO2 consumata, accanto al costo in euro e i primi accordi volontari tra governo e alcune aziende della grande distribuzione francese stanno diffondendo una nuova attenzione nelle scelte delle imprese e dei consumatori.

Ma mentre all’estero c’è una forte pressione da parte delle massime cariche di governo per il coinvolgimento della cittadinanza, in Italia questa assunzione di responsabilità sembra arrivare soprattutto dal basso. Stanno cominciando a cambiare molti comportamenti per iniziativa dei cittadini, come, per esempio, le 1500 famiglie che si sono messe in rete e hanno creato una comunità antispreco, che riduce i tempi di cottura, utilizza solo lampadine a basso consumo e usa l’acqua con intelligenza. O come quelli di Bilanci di Giustizia, che grazie ai comportamenti responsabili riescono a mettere via 300 euro, semplicemente passando dai compulsivi acquisti abituali a quelli consapevoli. O ancora, chi sceglie la bici al posto dell’auto, il telelavoro, o l’Atelier del riciclo – il negozio nel pieno centro di Milano per il recupero e il restyiling di abiti e accessori – o infine, chi acquista prodotti sfusi al Farmers’ Market.

di Flora Cappelluti

 

Comments are closed.