AMBIENTE. Legambiente controlla il Po: troppi pesticidi, azoto stabile, turismo poco curato

Monitoraggio del fiume Po: i pesticidi sono troppi con valori spesso superiori ai limiti di legge, l’azoto è stabile e l’aspetto turistico è ancora poco curato. Sono alcuni dei risultati del monitoraggio effettuato da Legambiente sulla qualità delle acque del Po: i dati sono stati presentati a Bologna e sono stati raccolti in occasione dell’anteprima della campagna nazionale "Operazione Fiumi 2007". L’iniziativa si è dispiegata sul tratto del fiume che va da Cremona al Mare Adriatico nel periodo compreso fra il 28 agosto e il primo settembre con campionamenti effettuati negli stessi punti già monitorati da Legambiente dieci anni fa.

L’iniziativa è stata organizzata da Legambiente Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto con il contributo di Arpa Emilia-Romagna, del Parco del Delta del Po Veneto, di Vacanze Weekend e Crow Blue Line. Quali dunque i principali risultati? "Non vi sono – ha detto Attilio Rinaldi di Arpa Emilia-Romagna – sostanziali cambiamenti nelle presenza dei nutrienti (azoto e fosforo). Dalle concentrazioni misurate si conferma il calo della componente fosfatica e la stabilità nel tempo di quella azotata. La concentrazione delle sostanze di sintesi tende ad aumentare nell’ambiente deltizio; tale condizione è dovuta alla perdita di energia del sistema fluviale (calo nella forza della corrente) ed al conseguente aumento dei processi di sedimentazione di particellato fine (inorganico ed organico) e continuano ad essere rilevate nelle acque concentrazioni di pesticidi con valori spesso superiori ai limiti di legge."

Legambiente ha elaborato alcune proposte in direzione del riassetto idrogeologico e ambientale del fiume e del bacino padano. Fra queste c’è l’invito ad aumentare la vigilanza e la repressione nei confronti dell’abusivismo e dei fenomeni collegati, come il furto di sabbia e ghiaia e gli scarichi civili o industriali. Andrebbe inoltre avviata la sistemazione idraulica del fiume. L’associazione propone inoltre di "rendere effettiva la programmazione e progettazione delle infrastrutture (ponti, strade, ferrovie) tenendo conto del rischio idraulico e ambientale" e di contribuire a realizzare la "rete ecologica nazionale" attraverso la creazione, lungo i corsi d’acqua del bacino del Po, di "un sistema continuo e articolato comprendente aree protette, aree di protezione integrata, aree di esondazione e di pertinenza fluviale per avere contestualmente una funzione di conservazione biologica e di prevenzione idrogeologica". Altra indicazione è quella di bloccare le opere per la navigazione fluviale che prevedono l’ulteriore cementificazione del Po. "L’aspetto turistico – ha commentato Luigi Rambelli, Presidente Nazionale di Legambiente Turismo – è ancora poco curato, e questo anche nella parte deltizia del fiume che ha grandi possibilità frenate anche dalla presenza della Centrale di Porto Tolle, che ora si vorrebbe alimentare a carbone. Legambiente ritiene sbagliato e illusorio insistere con interventi tesi a potenziare il trasporto merci sul Po mentre si potrebbero con più profitto usare le infrastrutture ferroviarie esistenti sulle due sponde".

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