AMBIENTE. Legambiente, dal 1993 al 2004 in Italia 402.676 costruzioni abusive

Il principale imputato della fragilità del territorio italiano è l’abusivismo edilizio. La denuncia è di Legambiente e si scaglia contro la politica dei condoni e l’assoluta mancanza di repressione abusiva. "E’ la cementificazione selvaggia la vera fragilità del territorio italiano, cementificazione che ad ogni condono edilizio è aumentata vorticosamente – scrive l’associazione ambientalista in una nota – Così è stato per il primo condono nel 1985 che nei due anni precedenti registrò 230.000 abitazioni abusive, poi durante la sanatoria urbanistica del Governo Berlusconi per la quale furono costruite 83mila abitazioni fuori legge e così abbiamo visto ripetersi nel 2004, in occasione del secondo condono Berlusconi, quando furono realizzate 40mila costruzioni abusive. Un incremento della produzione abusiva tra il 2001 e il 2003 pari al 41%, dopo un trend in diminuzione tra il 1996 al 2001, mentre dell’introito previsto di 3,8 miliardi di euro non entrò nemmeno un decimo".

Secondo Legambiente, infatti, fu la semplice attesa del condono edilizio sia all’epoca del provvedimento del Governo Craxi (ministro dei Lavori pubblici Nicolazzi), sia all’epoca del Governo Berlusconi (ministro dei lavori pubblici Radice) a determinare i maggiori picchi di abusivismo. Negli anni in cui si discusse il primo condono, varato poi nell’85 dal Governo Craxi le costruzioni abusive superarono nel 1983 il tetto delle 105mila, nel 1984 la cifra di 125.000. Erano state 70mila nell’82 e scesero a 60mila nel 1985.

Lo stesso è avvenuto nel 1994, durante il Governo Berlusconi che varò la seconda legge di sanatoria urbanistica, registrando solo durante i mesi di discussione delle legge la costruzione di 83mila abitazioni fuorilegge (l’anno prima erano state 58mila, l’anno successivo scesero a 59mila).

Nel 2004, poi, in occasione del terzo condono italiano, sempre durante un Governo Berlusconi – secondo le stime del Cresme, elaborate da Legambiente – al solo annuncio della sanatoria nel 2003 sono state realizzate ben 40.000 costruzioni abusive: 29 mila nuovi immobili e 11 mila trasformazioni d’uso rilevanti, contro le circa 30.821 mila del 2002 (con 25 mila nuovi immobili abusivi e 6 mila trasformazioni) e le 28.276 del 2001, quando le nuove case abusive erano state 22 mila e le trasformazioni rilevanti erano stimate dal Cresme sempre a quota 6 mila.

In due anni, da quando si sono diffusi i primi "annunci" del terzo condono edilizio, il mattone selvaggio ha registrato un impennata di oltre il 40% una superficie equivalente di cemento illegale che si è abbattuta sul territorio italiano di circa 5,4 milioni di metri quadrati, nel solo 2003, per un valore immobiliare stimabile in oltre 2,7 miliardi di euro.

L’abusivismo analizzato nel 2004 si concentra, nel 70% dei casi, in aree a bassa densità abitativa, punta sul mercato delle seconde case, anche di prestigio, sceglie con decisione la strada delle cosiddette "trasformazioni pesanti" (dalla stalla alla villa, per intenderci, magari con piscina), che quasi raddoppiano in un anno, passando dalle 6 mila stimate nel 2002 alle 11 mila del 2003. A pagare il prezzo più alto sono state, come sempre, le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia), dove si concentra circa il 55% delle nuove costruzioni abusive.

"Il recente condono edilizio aveva il fine esplicito di far diventare legali quelle 362milacostruzioni abusive fatte dal 1994 al 2002 e spesso, soprattutto nel mezzogiorno, edificate dalla criminalità organizzata – ha dichiarato Sebastiano Venneri, vicepresidente nazionale di Legambiente – Oltre a stimolare un deterioramento dell’idea di legalità in Italia, oltre a degradare il paesaggio, oltre a fare carta straccia di vincoli e piani regolatori, oltre a essere un regalo alle ecomafie ci sono altre due conseguenze evidenti: ingenerare la convinzione negli abusivi che il rischio di ripristino della legalità per gli edifici fuorilegge in Italia sia davvero minimo e sospingere verso l’alto il mercato dell’illegalità".

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