AMBIENTE. Legambiente e Protezione Civile: nel Mediterraneo è rischio petrolio

Ogni giorno le acque del Mediterraneo sono solcate da 2.000 traghetti, 1.500 cargo e 2.000 imbarcazioni commerciali, di cui 300 navi cisterna (il 20% del traffico petrolifero marittimo mondiale) che trasportano ogni anno oltre 340 milioni di tonnellate di greggio, ben 8 milioni di barili al giorno. In media nel Mediterraneo si contano circa 60 incidenti marittimi all’anno e in circa 15 di questi sono coinvolte navi che provocano versamenti di petrolio e di sostanze chimiche. Secondo l’UNEP MAP ogni anno nel mar Mediterraneo finiscono da 100 a 150.000 tonnellate di idrocarburi. E’ quanto emerge dal dossier "L’inquinamento da idrocarburi nel Mediterraneo" realizzato nell’ambito di Clean Up the Med – Spiagge Pulite, la campagna internazionale di Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile dedicata alla salvaguardia delle coste, presentati questa mattina nel corso di una conferenza stampa a Genova.

Con 584 città, 750 porti turistici e 286 commerciali, 13 impianti di produzione di gas, 180 centrali termoelettriche, 82 porti petroliferi e altrettante raffinerie , le coste del Mar Mediterraneo sono fra le più antropizzate al mondo. L’Italia è la nazione con il più alto numero di raffinerie (17), che lavorano un quarto del greggio di tutto Mar Mediterraneo (2.300.800 barili al giorno) e di principali porti petroliferi (14) . La seguono la Francia, con 12 raffinerie e oltre 1.900.000 barili di greggio lavorati al giorno e la Spagna con 9 raffinerie (1.321.500 barili al giorno) e 10 principali porti petroliferi. Dal 1985 si sono verificati nel Mediterraneo ben 27 incidenti rilevanti con un versamento complessivo di oltre 270.000 tonnellate di idrocarburi. E sempre l’Italia detiene il primato del greggio versato nei principali incidenti con 162.600 tonnellate, subito seguita dalla Turchia, con quasi 50.000 tonnellate e dal Libano, con 29.000.

"Il Mediterraneo rappresenta un bene prezioso, ricco di ecosistemi, di storia e di tradizioni, che unisce comunità e Stati – spiega Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente – un patrimonio su cui si basa, e sempre più si potrà basare, il futuro di intere comunità, dall’Europa sino all’Africa e al Medio Oriente. E’ fondamentale però un impegno per la salvaguardia dell’ecosistema marino plurale e a tutto campo, dal monitoraggio all’informazione alla popolazione, da provvedimenti legislativi di organismi internazionali alle azioni individuali per sua la tutela, fino ad una sempre più pronta risposta all’intervento tempestivo in caso di incidente in Italia come all’estero. Un’opera di sensibilizzazione e tutela – conclude Ferrante – che evidentemente non può limitarsi ai confini nazionali, ma che deve inserirsi in un contesto di tutto il Mar Mediterraneo".

Da oggi fino al 27 maggio saranno oltre 1.200 le spiagge e i tratti di costa liberati dai rifiuti con Clean Up the Med-Spiagge Pulite, la più grande operazione di volontariato del Mediterraneo, organizzata da Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile, con il patrocinio del Comando Generale delle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera, dell’ ICRAM e della Commissione europea.

"Negli ultimi anni si è sempre più consolidata nelle attività di protezione civile la cooperazione internazionale tra i Paesi, – spiega Agostino Miozzo, direttore ufficio volontariato e relazioni istituzionali della Protezione Civile – in particolare è cresciuta la rete di coordinamento non solo tra i paesi membri ma anche tra l’Unione Europea e i paesi terzi. In ambito Mediterraneo penso al programma di partenariato EuroMed che vede l’Italia impegnata sin dal 1995 sui temi che accomunano i paesi che si affacciano sul Mare nostrum. Clean Up the Med è una ulteriore straordinaria iniziativa complementare alle altre già in atto, in cui il ruolo e l’impegno attivo del volontariato vengono giustamente riconosciuti ed incentivati. In questo senso – conclude Miozzo – il volontariato può essere lo strumento fondamentale per il rafforzamento dei rapporti e lo scambio reciproco di esperienze tra Stati nella difesa dell’ambiente."

Durante la conferenza stampa è stato presentato il nuovo manuale "Il Volontariato di Protezione Civile nella lotta agli inquinamenti accidentali della costa da idrocarburi", realizzato dai massimi esperti italiani del settore, che sarà tradotto e diffuso in tutto il mondo per esportare l’importante know how della Protezione Civile italiana, affinché possa contribuire ad accrescere l’impegno internazionale che da anni si sta compiendo per fronteggiare questo tipo di minacce. Un’attività che non poteva non vedere l’Italia in prima linea, vista anche la significativa quantità di greggio che il nostro Paese importa e i tanti chilometri di costa pregiata e delicata che possiede.

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