AMBIENTE. Legambiente fotografa le città: sono poco sostenibili

Le città italiane sono caotiche e inquinate: metà dei capoluoghi di provincia presenta livelli d’inquinamento allarmanti, la mobilità continua a essere critica e la densità di automobili la più alta d’Europa, il trasporto pubblico è poco impiegato e la raccolta differenziata ancora ferma a una media del 21,9%. E in tema di energia Barcellona o Lione hanno installato, da soli, più metri quadri di pannelli solari di tutti i capoluoghi italiani. Per questo è difficile cercare la città italiana più sostenibile. È il quadro che emerge da "Ecosistema Urbano 2008", l’annuale ricerca sulla qualità italiana dei comuni capoluogo di provincia di Legambiente e dell’Istituto di ricerche Ambiente Italia, realizzato con la collaborazione editoriale de Il Sole 24 Ore e presentato oggi a Roma. Una fotografia, scattata attraverso la valutazione di 125 parametri diversi, che dimostra la debolezza delle politiche complessive di sostenibilità e la differente valutazione che le città di volta in volta presentano a seconda del parametro sul quale vengono valutate.

Il quadro generale delle città italiane rileva l’assenza di buone nuove rispetto alla qualità dell’aria: per il biossido di azoto, in più della metà dei comuni (nel 55%, più che nello scorso anno), risultano superati i valori limite. Analogo il dato e analogo il peggioramento rispetto allo scorso anno anche per le polveri sottili, il PM10: in 40 centri urbani le polveri sottili superano i livelli di allarme per la salute. Critica la situazione della mobilità: la densità delle automobili nelle città italiani non ha pari in Europa, il numero delle patenti e dei mezzi a motori quasi si equivalgono e il tasso di motorizzazione sale ancora con 62 automobili ogni 100 abitanti (erano 61 lo scorso anno) e con punte ad Aosta, Roma, Latina, Frosinone e Viterbo dove si oltrepassano le 70 auto ogni 100 abitanti. E il trasporto pubblico è una cenerentola.

Nelle città italiane si concentra il 40% dei consumi energetici. Aumentano leggermente i consumi elettrici domestici: nel complesso salgono al sud e nelle isole, calano al centro e al nord. Aumentano le città che installano qualche impianto fotovoltaico (sono diventate 42 nel 2006) o qualche pannello solare, ma è una situazione molto lontana dalle città europee: il solo municipio di Monaco di Baviera, rileva Legambiente, ha installato sui propri edifici una potenza fotovoltaica doppia di quella installata in tutti i 103 capoluoghi italiani e le città di Barcellona o Lione hanno installato, da sole, più metri quadri di pannelli solari di tutti i capoluoghi italiani. Sulla rete idrica la situazione non è rosea: i due quinti dei capoluoghi italiani perde più del 30% dell’acqua potabile immessa in rete, a causa di condutture colabrodo, vecchie e senza manutenzione. L’estensione delle zone a traffico limitato vede Bergamo prima per numero di mq per abitante e Roma prima in valori assoluti per numero di ettari dove il traffico è regolamentato. La media delle isole pedonali cresce ma impercettibilmente mentre è stasi per le piste ciclabili. La raccolta differenziata dei rifiuti cresce di poco rispetto allo scorso anno (21,9% rispetto al 21,7%) ma l’emergenza dei rifiuti caratterizza Calabria, Campania, Lazio, Puglia e Sicilia. Solo 120 chili di rifiuti su un totale di 618 a persona vengono riciclati e recuperati.

Ripercorrendo le classifiche a seconda dei parametri valutati, ai primi posti si trova Bergamo per la ztl (45,61mq/ab di zone a traffico limitato) e Lucca per il verde urbano (45,28 mq per abitante), Novara per la raccolta differenziata (66,9%) e Isernia per la qualità dell’aria (con 16 mg/mc di media annuale per il PM10), Venezia per le isole pedonali e il tasso di motorizzazione (42 auto circolanti ogni 100 abitanti), Mantova per le piste ciclabili (28,66 metri ogni 100 abitanti). Ai primi posti per singoli parametri ci sono la media annuale di biossido di azoto di Potenza (9,0 mg/mc), la scarsa dispersione della rete idrica di Viterbo (4%). E’ Isernia la città che con 362,1 kg/ab/anno produce meno rifiuti urbani pro capite, mentre Agrigento ha i consumi domestici di acqua potabile pro capite più bassi (100,4 l/ab/gg) ma in città l’acqua corrente arriva nelle case in modo molto irregolare. La stessa Isernia è però all’ultimo posto nella raccolta differenziata (solo l’1,8%). E fra le situazioni negative ci sono le città in cui gli abitanti non hanno alcuna isola pedonale (Viterbo, Bergamo, Frosinone, Rovigo, Trapani e Verbania) e meno di mezzo metro quadro a testa di verde urbano (Messina), nemmeno un centimetro di Ztl (Verbania, Crotone, Latina, Messina, Sassari e Vibo Valentia) né piste ciclabili (19 capoluoghi tutti di centro sud esclusa Genova) e dove ci sono ben 193 auto per 100 abitanti come ad Aosta, una media annuale di Pm10 pari a quella di Torino (67,8 mg/mc) e il biossido di azoto di Massa (80 mg/mc). Fra le situazioni negative, la dispersione della rete idrica è al 70% a Cosenza e ogni abitante consuma 263,5 litri di acqua potabile al giorno a Salerno.

La classifica complessiva dei 103 capoluoghi di provincia vede dunque al primo posto Belluno, seguita da Bergamo e Mantova. Come riconosce Legambiente, la posizione di Belluno è frutto di un miglioramento rispetto agli anni passati ma soprattutto "di una conferma di dati già positivi nel contesto di generale livellamento verso il basso del Paese". Seguono ai primi posti della classifica Livorno, Perugia, Siena, Trento e Parma. Fanalini di coda sono Caltanissetta, Oristano, Frosinone, Benevento e in ultima posizione Ragusa. E le grandi città? Genova si colloca al 13° posto e Firenze al 17°, Roma a metà classifica al 55° posto, Milano al 58°, Torino invece al 74°, Palermo all’89° e Napoli al 91°.

"Più delle altre, le città italiane sono insostenibili, caotiche, inquinate – commenta Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente – le nostre politiche ambientali urbane spesso non tengono il passo con l’Europa. La grande sfida delle città post-industriali è la gestione della mobilità e dei consumi energetici". Quali dunque le linee di intervento? Per Della Seta "il primo è quello della mobilità: serve una vera rete di trasporto pubblico che consenta di ridurre rapidamente e drasticamente il traffico privato, una scelta imprescindibile non solo per combattere l’inquinamento ma prima ancora per ragioni di efficienza". Le città sono inoltre il "banco di prova per una nuova politica energetica". Un altro fronte è quello della casa con la necessità di "dare nuovo impulso al mercato degli affitti".

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