AMBIENTE. Legambiente: l’Italia è indietro!

"L’Italia è indietro!". Così Legambiente questa mattina in occasione della presentazione del rapporto "Ambiente Italia 2008". Secondo l’Associazione infatti "si allontana il rispetto degli impegni di Kyoto, peggiora l’efficienza energetica, aumentano i consumi dei trasporti, diminuisce la tassazione ambientale e le rinnovabili sono in crescita, ma restano sotto la media europea". Positiva però la visione del futuro, secondo il Rapporto "colmare il ritardo dall’Unione Europea è possibile".

"Parlano chiaro i numeri" del Rapporto! Nello scorso decennio, in Italia, "tutti gli indicatori energetici e quelli relativi alle emissioni climalteranti hanno mostrato un segno contrario alle speranze di un’evoluzione verso una economia più efficiente e rin¬novabile".

In particolare, crescono le emissioni di gas serra, giunte nel 2005 a oltre 580 milioni di tonnellate di CO2 equivalente (+ 0,3% sull’anno precedente), ma nei due anni successivi si registra finalmente una lieve inversione di tendenza. Dal quinto posto del 1990 ed il quarto del 2000, L’Italia è ora al terzo posto dei paesi europei per emissioni. A differenza dell’Unione Europea che ha ridotte proprie emissioni del 7,9% dal 1990, il nostro Paese le ha viste crescere del 12,1%. Le cause? Legambiente punta il dito contro l’aumento dei consumi per trasporti (+27%), contro quello della produzione di energia elettrica (+16%) e quello della produzione di riscaldamento per usi civili (+21%).

Per quel che riguarda le emissioni di CO2, tra il 2000 e il 2005, l’intensità è aumentata del 2% rispetto alla ricchezza prodotta (misurata come Pil). Rispetto al 1990 per ogni milione di euro (a valori costanti) le emissioni di CO2 sono diminuite in Italia del 7%, mentre in Germania e negli Stati Uniti sono scese del 24%, in Gran Bretagna del 33% e in Cina del 44%. Nella stessa Italia poi le emissioni sono distribuiti diversamente a seconda delle regione. Maglia nera va alla Lombardia che da sola rappresenta il 16% del totale. Seguono Sicilia, Veneto e Puglia (tutte poco sotto il 10% delle emissioni nazionali).

Sul fronte dei consumi energetici, un italiano consuma poco meno della media Ue (anche a causa del clima), circa la metà rispetto a un cittadino Usa (3,5 tonnellate petrolio contro 7 tonnellate), ma tre volte un cinese e quasi nove volte un africano.

Secondo Legambiente, "mentre in Europa è cresciuta nel tempo la tassazione ambientale, in Italia negli ultimi dieci anni è avvenuta una "controriforma" fiscale che ha favorito l’inquinamento e i consumi e penalizzato lavoro e impresa. Bastano due numeri per renderlo esplicito: tra il 1997 e il 2006 il prelievo fiscale ambientale (energia, auto, rifiuti, acqua) di tutte le amministrazioni pubbliche è diminuito a prezzi costanti di oltre 6 miliardi di euro; tra il 1995 e il 2005, sempre a prezzi costanti, la tassazione delle emissioni di CO2 (calcolata in funzione della tassazione energetica) è diminuita di circa il 20% per ogni tonnellata di CO2 emessa".

Per cogliere gli obiettivi energetici posti dalla Ue per il 2020 (-20% di riduzione di CO2, aumento del 20% dell’efficienza energetica, 20% di energia da fonti rinnovabili), l’associazione ha spiegato che l’Italia deve agire "radicalmente" entro i prossimi cinque anni. Nel rapporto, Legambiente indica per il 2020 una riduzione del consumo interno lordo di energia pari a circa 45 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) "rispetto ai consumi attesi in quell’anno (e pari a una riduzione del 5% rispetto alla situazione attuale)".

"Uno scenario che prevede di arrivare nel 2020 a una produzione da rinnovabili equivalente a 35,3 Mtep di energia primaria (107.000 GWh di produzione elettrica da fonti rinnovabili e a 17,6 Mtep di usi termici). Questa riduzione dei consumi di energia e l’incremento delle fonti rinnovabili, abbinato a una sostituzione del metano ad alcuni consumi petroliferi e a una riduzione delle emissioni da centrali a carbone, potrebbe consentire di ridurre del 20% rispetto al 1990 le emissioni di CO2, superando gli obiettivi assegnati all’Italia dalla Ue".

"Sono necessarie politiche ambientali, fiscali, industriali, di ricerca e sviluppo forti e integrate. E l’attuazione di questo scenario richiede decisioni rapide", ha detto il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza.

"La strategia energetica delineata dall’Unione Europea non è solo lo strumento necessario per contrastare il cambiamento climatico. Offre ai paesi della comunità una tripla opportunità: sviluppare nuove attività industriali e di servizi ad alto contenuto tecnologico, ridurre la dipendenza energetica da paesi instabili o non democratici, migliorare contemporaneamente la qualità ambientale e della vita riducendo altri fattori di inquinamento e di degrado".

A cura di Laura Muzzi

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