AMBIENTE. Legambiente lancia allarme inquinamento per i laghi italiani

È allarme inquinamento per i principali laghi italiani, dove il 40% dei campioni analizzati è risultato fuori dai parametri previsti dalla normativa sulla qualità delle acque di balneazione. Grave inquinamento microbiologico nel 13% dei casi, rilevato sopratutto alla foce dei fiumi. Sono questi in sintesi i risultati di "Goletta dei laghi – Cigno azzurro" di Legambiente, la prima campagna nazionale di analisi e informazione sulle acque lacustri italiane che ha coinvolto 8 laghi per un centinaio di punti campionati, realizzata con il contributo di COOU, Consorzio obbligatorio oli usati, e COBAT, Consorzio obbligatorio batterie esauste.

"Sono oltre 20 milioni – ha dichiarato Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente – i cittadini che ogni anno scelgono gli specchi d’acqua dolce come meta turistica. Numeri che invitano a tenere alta l’attenzione su questi delicatissimi ecosistemi, troppo spesso sottovalutati e messi a rischio dalla cattiva depurazione, dalla cementificazione selvaggia, dall’impatto delle attività agricole e industriali. E i risultati emersi dalla nostra nuova campagna confermano questa minaccia. Ricordiamoci che la salute dei laghi si tutela cominciando da terra e che l’utilizzo di fiumi e torrenti come scarico delle acque reflue non depurate finisce per vanificare qualsiasi politica di attenzione attuata sulle coste."

"Quella di quest’anno – ha aggiunto Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente – è la prima edizione di una campagna finalizzata a rilanciare l’attenzione su una risorsa fondamentale per il nostro Paese, anche sotto il punto di vista turistico, che merita una puntuale azione di tutela da parte degli enti preposti alla gestione del territorio e la sensibilità dei cittadini. I dati della nostra campagna di analisi dimostrano che siamo di fronte a un’emergenza nazionale che va rapidamente affrontata con strumenti adeguati per migliorare la depurazione, avviare rapidamente la riconversione delle attività agricole più impattanti, sorvegliare i progetti di sviluppo delle aree che siano davvero all’insegna della sostenibilità . Invece sembra quasi che della salute dei laghi interessi soltanto a coloro che abitano quei territori e a chi li frequenta per turismo".

Nel dettaglio, ecco i risultati del monitoraggio effettuato dalla Goletta dei laghi nel suo viaggio.

Qualche preoccupazione suscita la qualità delle acque di balneazione del Lago Maggiore, con un 26% dei campionamenti effettuati fuori dai parametri di legge: è risultato fortemente inquinato il 10% dei prelievi, inquinato un altro 10% dei campioni analizzati, il restante 6% leggermente inquinato. L’arrivo della campagna di Legambiente è stata l’occasione per ricordare anche la minaccia chimica per le acque del Lago Maggiore, con il mercurio e ddt depositati sui fondali che nulla hanno a che fare con la balneabilità ma che possono avere pesanti ripercussioni sulla salute umana.

Molto preoccupante la fotografia scattata sul Lago di Como, dove il 70% dei prelievi sono risultati off limits, con il fronte comasco decisamente più compromesso di quello lecchese. Il 25% dei campioni sono risultati fortemente inquinati, rilevati soprattutto in prossimità di scarichi fognari sospetti e in alcuni casi in assenza di appositi cartelli di divieto di balneazione. Inquinato un altro 5% dei campioni, leggermente inquinato il restante 40%: una situazione causata fondamentalmente dai numerosi Comuni rivieraschi non allacciati ai depuratori o in attesa della loro costruzione, iter per fortuna già avviato dall’amministrazione provinciale.

È da tenere sotto controllo la situazione del più grande lago italiano, quello di Garda, dove il 27% dei campioni analizzati ha presentato valori dei parametri analizzati superiori ai limiti di legge. Risulta sostanzialmente pulita la costa veronese, mentre casi di inquinamento piuttosto grave si sono registrati sul versante lombardo, dove la rete fognaria non serve adeguatamente una popolazione residente che nella stagione turistica cresce fino a 20 volte. Il 14% dei campioni era caratterizzato da un forte inquinamento, mentre il 4% è risultato inquinato e il 9% leggermente inquinato. Altri problemi registrati sul lago di Garda sono stati l’abbassamento del pelo dell’acqua causato degli eccessivi emungimenti delle attività agricole e industriali e in seguito ai recenti problemi di siccità. E messo a dura prova anche dalla cementificazione e la proliferazione dei porti sulla sponda veronese alimentata da discutibili leggi urbanistiche regionali.

Molto diversificata invece la situazione rilevata nei quattro laghi della provincia di Roma, Bracciano, Martignano, Albano e Nemi. Sul Lago di Bracciano il 25% dei prelievi effettuati danno una situazione di leggero inquinamento, a causa di scarichi abusivi o di seconde case non collegate alla rete fognaria. Probabilmente per il dilavamento dei terreni su cui insistono aziende agricole e zootecniche è risultato leggermente inquinato il 50% dei campioni analizzati (su un totale di 4) sul Lago di Martignano. Molto grave la situazione del Lago Albano, dove il 67% dei prelievi sono risultati fuori dai limiti previsti dalla legge, a causa soprattutto del mancato completamento della fognatura circumlacuale, fondamentale per avviare a depurazione gli scarichi degli abitati che gravano sul bacino lacustre. E’ stato poi rilevato anche un forte abbassamento del livello del lago per gli ingenti emungimenti effettuati in falda che hanno reso possibile la creazione di spiagge e di attività turistiche sulle sponde del lago. Attività da tenere sotto controllo, vista la fognatura non ancora completata.Preoccupanti anche i risultati rilevati sul Lago di Nemi dove risultano off limits il 50% dei campioni effettuati, con un punto di forte inquinamento sotto l’abitato di Nemi.

È risultata invece sostanzialmente buona la qualità batteriologica del Trasimeno, dove solo il 25% dei campioni era caratterizzato da un leggero inquinamento. I tecnici di Legambiente hanno però rilevato in diversi punti concentrazioni di ossigeno disciolto superiori alla norma con rilevante crescita di alghe e piante acquatiche, segno di un esteso fenomeno di eutrofizzazione dovuto, oltre che a cause naturali, probabilmente anche ad una eccessivo sversamento di nutrienti come fosforo e azoto dai terreni agricoli e al lento ricambio idrico del lago.

I tecnici di Legambiente hanno eseguito le analisi previste dalla legge sulle acque di balneazione (Dpr 470/82) e dalla nuova direttiva europea 2006/7/CE che dovrà essere recepita dagli Stati membri entro il 2008, scattando una fotografia istantanea al momento del prelievo, senza alcuna pretesa di assegnare patenti di balneabilità, compito che spetta esclusivamente al Ministero della Salute.

Soddisfatti per la riuscita della campagna di Legambiente anche i Consorzi obbligatori per la raccolta e il recupero di batterie esauste e oli usati, partner dell’iniziativa. "Quello dell’inquinamento da rifiuti pericolosi, come gli oli usati e le batterie al piombo esauste, è un problema che interessa fortemente le acque lacustri – hanno dichiarato Giancarlo Morandi, presidente del COBAT, e Paolo Tomasi presidente del COOU – e che è spesso causato dall’incuria e dalla disattenzione. Nel 2005 abbiamo recuperato oltre 200 mila tonnellate di batterie al piombo esauste e altrettante di oli usati. Sappiamo di poter fare sempre meglio, ma per raggiungere il 100% della raccolta c’è bisogno della collaborazione di tutti: amministrazioni e cittadini."

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