AMBIENTE. Legambiente presenta Ecomafia 2006

Cresce il traffico dei rifiuti in Italia: +16,5% rispetto al 2004, 18,8 milioni di tonnellate rifiuti speciali spariti nel nulla. La gestione illecita si estende ormai da sud a nord: la regione in cui si concentra il maggior numero di illeciti è la Puglia (597 infrazioni, pari al 12,4% del totale nazionale), seguita dalla Campania (514 infrazioni, 10,8%) e dal Veneto (389 infrazioni, 8,1% del totale). Questi i risultati di Ecomafia 2006, l’annuale rapporto di Legambiente sull’illegalità ambientale in Italia e il ruolo della criminalità organizzata oggi presentato a Roma.

Alla conferenza stampa è intervenuto il Ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio che ha affermato: "E’ il momento di inserire i delitti ambientali nel codice penale e questa è la legislatura giusta per farlo". Il Ministro ha inoltre espresso la necessità di "aiutare le forze dell’ordine ad avere un miglior coordinamento ma anche premiare gli imprenditori e gli enti locali più efficienti".

Legambiente nel suo rapporto denuncia infatti l’eccessiva semplificazione normativa sulla normativa ambientale in questo quadro di allarmante illegalità, e sui rifiuti in particolare, prevista dal nuovo Codice dell’ambiente approvato dal precedente governo che con l’attuale formulazione rischia di trasformarsi in vera e propria deregulation. "Ormai le ecomafie e la criminalità ambientale – ha sottolineato Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente – puntano ad insediarsi in ogni angolo d’Italia e a svolgere un ruolo centrale anche nei traffici internazionali. La magistratura e le forze dell’ordine svolgono un’opera meritoria, ma per segnare successi decisivi servono contromisure immediate anche sul piano della volontà politica e delle norme, a cominciare dal pieno inserimento dei reati ambientali nel codice penale che Legambiente reclama inutilmente da anni.

Ermete Realacci, Presidente della VII Commissione della Camera (Ambiente e Lavori Pubblici) ha inoltre messo in evidenza "La crescente attenzione nel settore da parte dell’opinione pubblica". Ne sono testimonianza le "Alleanze tra più soggetti nella lotta alle ecomafie: opinione pubblica, forze dell’ordine, magistratura e istituzioni". Realacci ha infinte annunciato che "Il Parlamento costituirà inoltre una commissione bicamerale sia sulla mafia che sui rifiuti".

"Un quadro di allarmante illegalità" quindi quello che emerge da Ecomafia 2006. In particolare, sul fronte abusivismo edilizio sono 10mila in meno del 2004 le costruzioni fuorilegge, ma un chiaro segnale della gravità degli illeciti accertati arriva dall’aumento del 27% del numero di sequestri. Le notizie più preoccupanti arrivano però dai rifiuti. Sono 4.797 le infrazioni nel ciclo dei rifiuti nel 2005 (+16,5% rispetto al 2004), 1.906 i sequestri, oltre 200 in più rispetto al precedente Rapporto Ecomafia e 5.221 le persone denunciate o arrestate, ovvero più di 14 al giorno. Casi e indagini rivelano un vero e proprio network d’imprese criminali, che si estende a regioni a lungo scarsamente interessate da questi fenomeni, come Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Lo testimonia anche il numero delle procure impegnate nelle indagini su questo spinoso settore: 23 centro-settentrionali e solo 12 nel sud.

Per quanto riguarda i danni causati al nostro patrimonio ambientale e naturale nel corso del 2005 si può quantificare in 3 reati ogni ora. Sono state 23.660 le violazioni alle normative ambientali accertate dalle forze dell’ordine, con una flessione del 7,1% rispetto all’anno precedente (erano 25.469). In calo del 10% circa anche il numero delle persone denunciate mentre cresce inoltre il numero di persone indagate per reati connessi al mercato illegale delle opere d’arte e dei reperti archeologici, dai furti alla ricettazione: dalle 1.019 persone denunciate nel 2004 si passa alle 1.361 del 2005, con un incremento del 33% circa.

Nel rapporto Legambiente propone un focus mercati internazionali dell’ecomafia. La Cina si profila come la nuova mecca dei traffici internazionali di rifiuti e conferma la propria funzione di "discarica globale" dei rifiuti elettronici. Le ultime stime Ue parlano di 11 milioni di tonnellate annue di tecno-spazzatura da smaltire, ma nei porti cinesi arrivano container da tutto il mondo, Usa e Giappone in testa. I rifiuti continuano a circolare anche dall’Italia all’Africa (verso Nigeria, Senegal e Ghana soprattutto), mentre sulla rotta inversa viaggia illegalmente il legname (centinaia di tonnellate di legno contaminato da diossina sono state sequestrate alle nostre frontiere). Contemporaneamente crescono i traffici di specie protette, animali e vegetali. Gli esemplari sono destinati in prevalenza al ricco mercato Usa, ma anche l’Italia fa la sua parte: il Corpo Forestale dello Stato sequestra ogni anno alle dogane circa 10mila animali vivi.

Dalle pagine del rapporto emergono però anche buone pratiche di legalità "Realizzate da amministrazioni regionali e comunali – ha aggiunto Della Seta – a cominciare dalla demolizione di Punta Perotti, e meritano un plauso tutte le forze dell’ordine che in questo settore spendono tantissime energie".

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