AMBIENTE. Legambiente presenta “Mal’Aria industriale”: Taranto simbolo negativo d’inquinamento

L’aria di Taranto inquinata dalle emissioni dell’Ilva è l’emblema annuale della "Mal’Aria industriale". E proprio all’inquinamento atmosferico da attività produttive e industriali è dedicata la campagna di Legambiente per chiedere aria pulita e centri urbani vivibili e liberi da polveri sottoli, ossidi di azoto e di zolfo, benzene ma anche da tutti i composti chimici e tossici emessi da fonti industriali. A Taranto lo stabilimento siderurgico dell’Ilva ha prodotto in un anno il 92% delle emissioni di diossina e il 95% degli Ipa da fonti industriali. Ma ci sono anche tanti altri casi di impianti industriali italiani che hanno un impatto fortemente inquinamente.

Legambiente ha dunque presentato Mal’Aria industriale, il libro bianco sull’inquinamento atmosferico da attività produttive. L’Ilva, con i suoi primati nazionali sulle emissioni inquinanti in atmosfera, è finita sul tavolo degli imputati soprattutto per i due record relativi alle emissioni di diossine e furani e di idrocarburi policiclici aromatici. Fra i complessi industriali più inquinanti, l’acciaieria Ilva di Taranto vince in 10 della 14 classifiche per inquinante stilate da Legambiente in base all’Inventario delle emissioni e loro sorgenti (Ines) di Ispra. "Sette di queste – rileva Legambiente – riguardano i microinquinanti: lo stabilimento siderurgico tarantino vince per aver emesso in atmosfera 32 tonnellate di Ipa (pari al 95% del totale nazionale delle emissioni industriali censite dall’Ines), 92 grammi di diossine e furani (pari al 92% del totale), 74 tonnellate di piombo (78%), 1,4 tonnellate di mercurio (57%), 231 tonnellate di benzene (42%), 366 kg di cadmio (42%), 4 tonnellate di cromo (31%). Tre classifiche invece riguardano i macroinquinanti: le emissioni da primato nazionale dell’Ilva sono le 540mila tonnellate di monossido di carbonio (pari all’80% del totale nazionale delle emissioni industriali censite dall’Ines), le 43mila tonnellate di SOx (15%) e le 30mila tonnellate di NOx (11%)".

Sono urgenti interventi di miglioramento negli impianti industriali italiani. Nel 2006 in Italia infatti l’industria ha emesso il 95% del totale dell’arsenico scaricato in atmosfera da tutte le fonti, il 90% del cromo, l’87% dei Pcb, l’83% del piombo, il 75% del mercurio, il 72% di diossine e furani, il 61% di cadmio. Sono finite in atmosfera più 388mila tonnellate circa di ossidi di zolfo (SOx), il 78% delle quali deriva da fonti industriali; poco più di 173mila tonnellate di polveri sottili (PM10), emesse per il 28% del totale dalle attività industriali e per il 27% dai trasporti stradali; oltre 1 milione di tonnellate di ossidi di azoto (NOx), il 44% dei quali derivanti dal traffico stradale, mentre il 25% è dovuto all’industria.

"Al ministro dell’Ambiente chiediamo di scongiurare l’ipotesi di una nuova proroga ai termini previsti per la concessione dell’Autorizzazione integrata ambientale agli impianti soggetti alla normativa sull’Ippc (che deve essere rilasciata entro il 31 marzo 2009) – chiede dunque l’associazione – e soprattutto di farsi garante della salute della popolazione e dei lavoratori tarantini facendo in modo che lo stabilimento dell’Ilva venga riautorizzato con prescrizioni che prevedano tempi certi e serrati per l’ammodernamento dell’impianto e per la riduzione delle emissioni a partire dagli inquinanti più pericolosi per la salute, come le diossine, i furani e gli Ipa".

PDF: Mal’Aria industriale

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