AMBIENTE. Legge Sviluppo, i commenti sul nucleare

Oltre ai commenti duri, da parte delle Associazioni dei consumatori, sulla class action introdotta con il ddl Sviluppo diventato oggi legge, arrivano le reazioni in merito alla reintroduzione del nucleare in Italia. "Il Governo, con tenace perseveranza – scrive Federconsumatori in una nota – ha impegnato Deputati e Senatori per oltre un anno in un estenuante dibattito per emanare un’altra legge matrioska; al cui centro non c’è la norma più bella, ma quel mostro costruito con l’assemblaggio di norme per la reintroduzione della produzione di elettricità dal nucleare".

"Siamo in presenza di un atto di arroganza politico-culturale, che gode dell’ostilità non preconcetta della maggioranza dei cittadini, che attendono un confronto chiaro, aperto e dettagliato su quale uso è stato fatto dei soldi che le famiglie continuano a pagare, da oltre 15 anni, sulle bollette dell’elettricità per lo smaltimento delle scorie e la neutralizzazione dei pericoli radiologici delle centrali italiane chiuse con il referendum nel lontano 1987".

Federconsumatori si aspettava un’opportuna iniziativa di comunicazione del Governo, capace di dar conto ai cittadini (quindi non con uno spot, né con un "colpo di teatro") di cosa non è stato fatto in oltre 20 anni per proteggere i cittadini italiani da eventuali particelle radioattive provenienti da impianti nucleari esistenti in altri paesi europei, a partire dai vicini Francia e Svizzera. "Il consenso, se non acquisito con la più ampia partecipazione dei cittadini italiani, trasformerà l’avventura tecnologica del nuovo nucleare in un disastro economico per il Paese. La Federconsumatori sarà attenta e vigile affinché ciò non avvenga.

Secondo Legambiente l’Italia "è tornata alla preistoria energetica, spendendo soldi in grandiose e fragili cattedrali per la produzione di energia nucleare di terza generazione. Proprio quella tecnologia che Barak Obama si è rifiutato di finanziare perché inquinante e insicura".

"Il G8 de L’Aquila – ha dichiarato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente – sarebbe dovuto servire a mettere a confronto le politiche energetiche internazionali e a far comprendere ai nostri governanti che continuare a spingere per la realizzazione di reattori nucleari è un atto insensato e contrario ad ogni logica anche economica".

"Tutte le economie più avanzate – conclude Ciafani – hanno scelto di investire in fonti rinnovabili ed energia pulita per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti, ma anche per risolvere i problemi della sicurezza e dello smaltimento delle scorie oltre che dell’approvvigionamento della materia prima (scarsa e costosa!) necessaria alla fissione, ma tutto ciò non sembra riguardare il nostro Paese, dove nonostante la grande opportunità occupazionale e tecnologica offerta dalla diffusione delle rinnovabili, si continua a pontificare di mega opere senza senso".

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