AMBIENTE. Malapesca italiana: dossier denuncia di Lav, Legambiente e Marevivo contro illegalità

In Italia la pesca illegale si ripresenta ogni anno, senza che venga adeguatamente sanzionata. Negli ultimi sei anni Capitanerie di Porto e associazioni ambientaliste hanno rispettivamente sanzionato o segnalato circa 300 pescherecci, che hanno utilizzato illegalmente le reti derivanti, registrati soprattutto nei porti di Ponza, Bagnara Calabra, Lipari, Porticello, Santa Maria La Scala, porti che ospitano oltre terzo di tutta la flotta "pirata" italiana. C’è di più: "Ogni anno in Italia, con la chiusura a ottobre della stagione di pesca del pescespada, riemerge con forza uno dei grandi mali della pesca italiana: la diffusissima pratica dell’uso illegale delle reti derivanti, ovvero le spadare (messe al bando dalle Nazioni unite e dal 2002 in tutta l’Unione europea) e le ferrettare, utilizzate spesso in modo illegale. Attrezzi questi che comportano la cattura accidentale di diverse specie protette o a rischio come tartarughe, delfini, squali e balene".

La denuncia viene lanciata da Lav, Legambiente e Marevivo con il dossier "La pesca Illegale, Non documentata e non Regolamentata nell’Unione Europea: il caso delle derivanti italiane", nel quale le associazioni lanciano l’allarme sul "mare di illeciti" in cui si dibatte la pesca italiana.

"La Pesca Illegale, Non dichiarata e Non documentata (Pesca INN) – spiegano le associazioni – contribuisce allo sfruttamento eccessivo degli stock ittici, danneggia gli ecosistemi marini e costituisce una forma di concorrenza sleale nei confronti dei pescatori onesti. Si stima che il volume d’affari della pesca illegale a livello mondiale possa essere superiore a 10 miliardi di euro".
In Italia il problema è aggravato dalla mancata applicazione di sanzioni efficaci che non consente di intensificare le misure repressive, dichiarano i rappresentanti di Lav, Legambiente e Marevivo: "A ciò si aggiungono gli atteggiamenti di tolleranza, talvolta al confine con la compiacenza che spesso si riscontrano da parte delle autorità italiane nei confronti di chi opera al di fuori delle norme".

Le associazioni chiedono dunque il ripristino della legalità, fondamentale sia per gli ecosistemi marini sia per la parte sana del settore pesca, e chiedono l’intervento della Commissione europea con l’applicazione del nuovo regolamento sulla Pesca INN entrato in vigore quest’anno. "E’ necessario – affermano – che la Commissione Europea applichi all’Italia la sanzioni previste dal Regolamento INN che prevedono la sospensione degli aiuti comunitari destinati alla pesca e l’inserimento in lista nera dei pescherecci pirata. Solo attraverso un’azione decisa, infatti, si potrà sradicare il fenomeno delle reti derivanti illegali dai porti italiani e dimostrare agli operatori e all’opinione pubblica l’impegno concreto dell’Unione Europea contro la pesca illegale".

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