AMBIENTE. Maltempo, Italia fragile. WWF: in Liguria tragedia annunciata

Il territorio italiano è sempre più fragile. Con nubifragi ed esondazioni crollano ponti, le strade diventano fiumi, spariscono i centri abitati, si contano e si cercano le vittime. Oggi il maltempo ha colpito con crescente intensità la Liguria e la Toscana. E di fronte al dissesto del territorio, al dramma deve pur seguire un ragionamento sulle cause di quanto sta accadendo e sui possibili interventi. Qualche numero arriva dall’IRPI-CNR, l’Istituto di ricerca e protezione idrogeologica del Consiglio nazionale delle ricerche. Fra il 1960 e il 2010, le inondazioni hanno causato 715 morti, 69 dispersi, 909 feriti.

Sul maltempo di queste ore è intervenuto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: "Sono tributi molto dolorosi che paghiamo, ma che si pagano in molti paesi, per quelli che purtroppo sono o cambiamenti o grossi turbamenti climatici – ha detto il Presidente a Bruxelles commentando le tragiche notizie provenienti dalle zone colpite dall’alluvione – Purtroppo non si è potuto impedire che ci fossero vittime". Su queste parole ritorna Greenpeace, che ha ricordato come "l’Italia stia subendo l’impatto del cambiamento climatico, su un territorio spesso maltrattato, con un pesante fardello di danni e vite umane".

L’associazione chiede dunque al Governo "quali siano le ragioni della sua contrarietà ai progetti di ulteriore riduzione delle emissioni di anidride carbonica nell’Unione Europea – che secondo la Commissione Europea potrebbero essere ridotte del 30 per cento entro il 2020 – e vorrebbe conoscere la posizione che il nostro Paese intende assumere tra un mese alla Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima di Durban, a un anno dalla fine del Protocollo di Kyoto".

Ma non c’è solo il cambiamento climatico. Sotto accusa ci sono la gestione del territorio e la cementificazione degli argini dei fiumi. Per il WWF ad esempio in Liguria si tratta di una "tragedia annunciata".

Sostiene il WWF: "Una tragedia annunciata dall’assenza di un presidio sul territorio in grado di prevenire i disastri ambientali del dissesto idrogeologico ed evitare una nuova conta delle vittime. Un prezzo che ancora una volta i cittadini scontano sulla propria pelle perché alla cementificazione selvaggia, che passa ‘inosservato’ ai controlli degli enti locali e delle Autorità competenti e che viene puntualmente graziata dai condoni dei Governi, si aggiunge la ‘colata’ di interventi edilizi autorizzati in aree a rischio che invece andrebbero liberate con i dovuti abbattimenti".

"Quello a cui stiamo assistendo in queste ore in Liguria e nel resto del Nord Italia è un nuovo dramma ecologico ed umano, che replica quanto successo appena qualche giorno fa in Campania e nel Lazio. La Liguria, in particolare, rappresenta un caso esemplare della miopia istituzionale sull’attività di prevenzione e tutela del territorio – afferma il WWF – Proprio qualche mese fa, infatti, la Regione Liguria ha approvato un provvedimento (Regolamento regionale n.3/2011, pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Liguria del 20 luglio 2011) che ha ridotto da 10 a 3 metri le distanze minime di edificazione vicino ai corsi d’acqua". Esiste un vuoto di pianificazione cui si contrappongono una serie di interventi di urgenza. Il risultato, conclude il WWF, è che dall’estate 2010 alla primavera 2011 sono 13 le regioni italiane che hanno chiesto lo stato di calamità naturale per dissesto idrogeologico.

Un "no ai tagli" per la difesa del suolo viene da Legambiente. "Le recenti e drammatiche vicende legate al maltempo e al dissesto idrogeologico impongono una seria riflessione rispetto alle azioni concrete da intraprendere per dare risposte efficaci alla cittadinanza ma anche una netta inversione di tendenza rispetto ai tagli sulle politiche ambientali e alla difesa del suolo – ha detto Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente – La sconsiderata gestione della sicurezza idrogeologica continua a farsi dettare le priorità dall’industria dell’emergenza, con il risultato di costi insostenibili per le popolazioni, senza ottenere alcun risparmio per le casse pubbliche, che dovendo risanare spendono molto più di quanto avrebbero speso se avessero prevenuto".

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