AMBIENTE. Maltempo, Legambiente: serve corretta gestione del territorio, no a cementificazione

No al condono edilizio. No alla cementificazione delle aree agricole e naturali. Più prevenzione e gestione corretta del territorio. Perché la sua fragilità "è figlia della sconsiderata gestione e del consumo di suolo". Si contano già due vittime per il maltempo – un uomo a Roma durante il nubifragio, una ragazza in Campania travolta dal fango – e gli ambientalisti chiedono che il territorio venga tutelato per evitare nuove sciagure.

Afferma il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza: "Siamo addolorati per l’ennesima e assurda perdita di vite umane causata da fenomeni meteorologici intensi, ma non eccezionali, nella Capitale così come in Campania. Temporali come questi sono sempre più frequenti e occorre mettere in campo una seria politica di prevenzione che impedisca queste tragiche conseguenze. Ribadiamo ormai da anni l’assoluta necessità di prevenzione e l’urgenza di una gestione corretta del territorio che metta al primo posto la sicurezza dei cittadini coniugandola alla tutela ambientale. E’ assurdo, infatti, che si spendano miliardi di euro per risanare i danni causati da emergenze idrogeologiche prevedibili e previste. Ma nostri ripetuti appelli, purtroppo, come quelli di molti esperti, continuano a rimanere inascoltati. E mentre l’Italia va in tilt con le prime piogge autunnali siamo sgomenti nel sentire questo Governo proporre per l’ennesima volta un condono edilizio".

Fra le piaghe dell’Italia ci sono infatti illegalità e urbanizzazione selvaggia, che consuma ogni anno 500 chilometri quadrati di suolo. Conclude il presidente Legambiente: "Le risposte a questi problemi sono purtroppo quelle che non arrivano, ovvero un’attenta riqualificazione delle aree urbane, interventi di delocalizzazione dei beni esposti a frane e alluvioni, la tutela dei corsi d’acqua, insieme a un impegno costante di manutenzione ordinaria del territorio. Ma soprattutto serve un deciso stop alla cementificazione delle aree agricole e naturali che sta stravolgendo l’assetto idraulico del Paese e contribuisce in modo determinante ad aumentare la sua fragilità".

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