AMBIENTE. Oggi il XXI anniversario del disastro di Chernobyl

Ricorre oggi il XXI anniversario del disastro di Chernobyl. Il 26 aprile 1986 esplose infatti il reattore numero 4 della centrale nucleare in Ucraina, vicino al confine con la Bielorussia: si trattò di uno dei peggiori incidenti nucleari della storia. Dopo le esplosioni, dalla centrale si sollevarono nubi di materiale radioattivo che raggiunsero l’Europa Orientale, la Scandinavia e la parte occidentale dell’allora Unione Sovietica. E proprio in occasione del Chernobyl Day, trenta attivisti di Greenpeace provenienti da sei diverse nazioni europee – come si legge sul sito internet di Greenpeace Italia – sono entrati questa mattina in azione a Flamanville, in Francia, per bloccare la costruzione di tre reattori EPR di nuova generazione e denunciare i rischi ambientali e i problemi di sicurezza legati a questo nuovo tipo di impianti.

Greenpeace annuncia inoltre di aver raccolto in Italia, in dieci giorni e attraverso una petizione online, quasi 22 mila firme per chiedere al Governo di bloccare gli investimenti dell’Enel nel nucleare sovietico e Mochovce, in Slovacchia. "L’Enel deciderà a breve se finanziare o meno il completamento di due reattori sovietici di seconda generazione, una tecnologia obsoleta e pericolosa, che non rispetta gli standard di sicurezza occidentale – ha dichiarato Giuseppe Onufrio, direttore delle Campagne di Greenpeace – Centrali sovietiche anche più recenti di quelle slovacche furono bloccate in Germania dopo la riunificazione del 1990. Chiediamo al governo, che controlla oltre il 30 per cento di Enel, di bloccare questi investimenti e impedire all’Enel di esportare il rischio nucleare".

Lo scorso febbraio, nell’ambito della Settimana per l’energia sostenibile dell’Unione europea, Legambiente e Gruppo dei Verdi/ALE al Parlamento europeo hanno presentato un dossier sulle nuove conseguenze dell’incidente. Sette milioni di persone sono ancora esposte al rischio di contaminazione da isotopi a lungo decadimento e non vi è stata nessuna riduzione del territorio interessato dagli effetti ambientali. Le caratteristiche degli elementi presenti nel terreno richiedono, però, maggiori gradi d’approfondimento, e le conseguenze sanitarie pongono quesiti mutati da quelli iniziali, con patologie diverse. Secondo il dossier la maggiore fonte di pericolo arriva, oggi, dal cibo prodotto nelle aree colpite dall’esplosione, in cui si registrano alte quantità di Cesio 137.

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