AMBIENTE. Oggi lo State of the World “Nutrire il pianeta”: un’altra agricoltura è possibile

L’agricoltura può fornire acqua pulita, proteggere la biodiversità, contribuire a sfamare il pianeta con nuovi progetti, anche piccoli, che vanno oltre le pratiche agricole intensive responsabili di inquinamento, compromissione della fertilità dei suoli e perdita di diversità delle colture. "Coltivare sostenibile" è possibile. Come farlo, viene indicato dal nuovo rapporto State of the World 2011 "Nutrire il pianeta", realizzato dal Worldwatch Institute e presentato oggi in edizione italiana curata dal WWF Italia. Nel rapporto viene indicata una "road map" fatta di innovazioni agricole e centinaia di progetti già realizzati, per alleviare la povertà globale, migliorare la sicurezza alimentare e favorire la lotta al cambiamento climatico e il mantenimento delle risorse naturali.

Il quadro di riferimento parla di una popolazione di 900 milioni di persone che soffre la fame, del minimo storico raggiunto dagli aiuti allo sviluppo dedicati all’agricoltura (4% oggi contro il 16% del 1980) e di un’agricoltura intensiva che è fortemente inquinante, ha ripercussioni negative sul suolo, sulle risorse idriche, sulla diversità delle colture e sulle emissioni di gas serra, a fronte di uno spreco del 40% del cibo prodotto nel mondo.

Le alternative proposte vanno in un’altra direzione. C’è l’agricoltura urbana "che può sfamare – si legge nella nota di lancio del rapporto, firmata dal World Watch Institute e dal WWF in collaborazione con Barilla Center for Food and Nutrition – città e baraccopoli sprovviste di suoli coltivabili, attraverso tecniche come la coltivazione sui tetti o gli "orti verticali" su sacchi di terra muniti di fori, come accade nella più grande baraccopoli del Kenya, a Nairobi, grazie al lavoro di oltre 1000 contadine. Un sistema che già oggi occupa 800 milioni di persone producendo il 15-20% del cibo mondiale e che entro il 2050 sarà la fonte di sostentamento di 35-40 milioni di africani".

Ci sono le innovazioni a basso costo per sfruttare meglio le risorse idriche – tanto più importanti oggi che si celebra la Giornata mondiale dell’acqua – come gli investimenti di 35 dollari con i quali 2,3 milioni di agricoltori hanno acquistato nei paesi in via di sviluppo pompe a pedali che aspirano l’acqua fino a sette metri di profondità. In Ruanda, invece, si raccoglie l’acqua piovana dai tetti e da altre superfici, e in questo modo sono state realizzati centinaia di bacini di raccolta per le coltivazioni.

Spiega Danielle Nierenberg, co-direttore dello State of the World 2011: "Lo State of the World 2011, realizzato dopo due anni di ricerche in 25 Paesi africani, racconta le pratiche agricole innovative, a basso costo e sostenibili sotto il profilo ambientale, che applicate localmente possono migliorare la produttività, ridurre gli sprechi e sfamare centinaia di milioni di persone, ¬dando alle comunità più povere del pianeta, e in particolare alle donne, la chiave per vincere la fame nel mondo nel rispetto degli equilibri naturali" .

"L’agricoltura è giunta a un bivio – dichiara Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia – La cosiddetta Rivoluzione Verde, che ha incrementato la produttività agricola con nuove sementi selezionate, input di energia, fertilizzanti e pesticidi, non ha risolto il problema della fame nel mondo e ha comportato pesanti ricadute sui sistemi naturali. Ma se ben gestita, l’agricoltura può andare oltre alla mera produzione: può fornire acqua pulita e proteggere la biodiversità. Lo State of the World individua nuovi modelli agricoli sostenibili, esportabili fuori dall’Africa e perfino nelle grandi città dell’Occidente, in grado di nutrire una popolazione mondiale che nel 2050 arriverà a 9 miliardi di esseri umani, e allo stesso tempo sostenere e ripristinare, invece di distruggere, gli ecosistemi da cui l’umanità stessa dipende".

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