AMBIENTE. Ogni giorno il cemento mangia 20 ettari di suolo. Rapporto Legambiente

Sono 200mila i metri quadrati di suolo che ogni giorno vengono mangiati dal cemento che avanza nel bacino del Po, per un processo di urbanizzazione inesorabile. E’ l’inquietante risultato che emerge dal primo rapporto sui consumi di suolo presentato oggi a Milano dall’Osservatorio Nazionale sul Consumo di Suolo (ONCS), costituito da INU, Legambiente e DiAP del Politecnico di Milano.

Soltanto 6 Regioni italiane hanno avviato la ricognizione delle trasformazioni del suolo nel tempo, e tra queste spicca la Lombardia con 288.000 ettari di superficie ormai "sigillati" dall’urbanizzazione. In Emilia Romagna invece, su un arco temporale esteso dal 1976 al 2003, il territorio urbanizzato è quasi raddoppiato, passando dal 4,8 al 8,5% della superficie regionale, mentre ancora maggiore è stata la perdita di aree agricole: ben 198.000 ettari, l’intera superficie media di una delle 9 province emiliano-romagnole. In Friuli Venezia Giulia, nel ventennio 1980-2000 si sono dilapidati "solo" 6.482 ettari agricoli, ma la regione è molto più piccola.

Altissimo poi il dato dell’urbanizzato consolidato pro-capite: per ogni abitante residente vi sono ben 581 mq di superfici urbanizzate, contro i 456 dell’Emilia Romagna, i 310 della Lombardia e i 296 del Piemonte.

L’Osservatorio non si è limitato a misurare il suolo "consumato" dall’urbanizzazione, ma ha valutato anche le trasformazioni del suo uso: suoli agricoli che vengono abbandonati alla natura, zone umide bonificate o ripristinate, insomma una ‘fotografia’ delle mutazioni recenti del nostro paesaggio. E’ sempre l’urbanizzazione la causa principale dell’erosione delle superfici agricole, responsabile di 2/3 delle perdite di suolo agricolo: in Emilia Romagna e Lombardia, ogni giorno scompaiono 32 ettari di superfici agricole: le dimensioni di una media azienda cerelicola.

"Il dato ha una sua chiara e drammatica gravità, legata alla scomparsa definitiva delle terre più fertili e produttive d’Europa – rileva Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia – seguendo l’esempio della Germania della Merkel, l’Italia deve darsi un piano nazionale di lotta al consumo di suolo, per questo i dati che descrivono la gravità del fenomeno sono indispensabili, sia per averne piena consapevolezza, sia per monitorare il raggiungimento di obiettivi di riduzione. La mancanza di dati attendibili sul consumo di suolo – conclude Di Simine – non giova a nessuno, se non a chi intende avere le mani libere per continuare a spalmare cemento sul territorio".

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