AMBIENTE. Ok dal Parlamento Ue a direttiva su raccolta differenziata e riciclaggio dei rifiuti

Entro il 2015 il regime di raccolta differenziata sarà obbligatorio così da aumentare almeno del 50% il riutilizzo e il riciclaggio entro il 2020. E’ quanto prevede la direttiva comunitaria adottata definitivamente ieri dal Parlamento Ue. Il compromesso negoziato dalla relatrice inglese Caroline Jackson con il Consiglio "stabilisce misure volte a proteggere l’ambiente e la salute umana prevenendo o riducendo gli impatti negativi della produzione e della gestione dei rifiuti, riducendo gli impatti complessivi dell’uso delle risorse e migliorandone l’efficacia". Il riciclaggio e il riutilizzo dovrebbero preferirsi alla valorizzazione energetica dei rifiuti, in quanto rappresentano la migliore opzione ecologica e la politica in materia di rifiuti dovrebbe mirare a ridurre l’uso di risorse. Gli Stati membri dovranno attuare le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva entro 24 mesi dalla sua entrata in vigore.

La direttiva stabilisce una "gerarchia dei rifiuti" che fissa in generale un "ordine di priorità" di ciò che costituisce "la migliore opzione ambientale nella normativa e nella politica dei rifiuti". Il primo posto nella gerarchia è occupato dalla prevenzione, ossia da quelle misure, prese prima che una sostanza, un materiale o un prodotto sia diventato un rifiuto, che riducono la quantità di rifiuti, anche attraverso il riutilizzo dei prodotti o l’estensione del loro ciclo di vita, gli impatti negativi dei rifiuti prodotti sull’ambiente e la salute umana oppure il contenuto di sostanze pericolose in materiali e prodotti. Al secondo posto c’è la preparazione per il riutilizzo, cioè le operazioni di controllo, pulizia e riparazione attraverso cui prodotti o componenti di prodotti diventati rifiuti sono preparati in modo da poter essere reimpiegati senza altro pretrattamento.

Poi c’è il riciclaggio che comprende qualsiasi operazione di recupero attraverso cui i materiali di rifiuto sono ritrattati per ottenere prodotti, materiali o sostanze da utilizzare per la loro funzione originaria o per altri fini. Esso include il ritrattamento di materiale organico ma non il recupero di energia né il ritrattamento per ottenere materiali da utilizzare quali combustibili o in operazioni di riempimento. Segue il recupero di energia o altre operazioni il cui principale risultato sia di "permettere ai rifiuti di svolgere un ruolo utile sostituendo altri materiali". La direttiva precisa, però, che gli impianti di incenerimento dei rifiuti solidi urbani possono essere intesi come attività di recupero unicamente se rispondono a determinati requisiti di "efficienza energetica" fissati dalla direttiva stessa.

Ultima priorità fissata è lo smaltimento che consiste in qualsiasi operazione diversa dal recupero anche quando l’operazione ha come conseguenza secondaria il recupero di sostanze o di energia, come il deposito in discarica, la biodegradazione di rifiuti liquidi o fanghi nei suoli, l’iniezione dei rifiuti pompabili in pozzi, in cupole saline o in faglie geologiche naturali, l’incenerimento o il deposito permanente. Si precisa che gli Stati membri "non dovrebbero promuovere, laddove possibile, lo smaltimento in discarica o l’incenerimento di materiali riciclati".

Tutti i Paesi dell’Ue dovranno incoraggiare la costituzione di reti di riutilizzo, fissando obiettivi quantitativi, nel rispetto di criteri qualitativi; entro il 2015 si dovranno istituire regimi di raccolta differenziata almeno per carta, metallo, plastica e vetro ed entro il 2020 dovranno partire le operazioni di riutilizzo dei rifiuti domestici e di quelli da costruzione e demolizione non pericolosi. Gli Stati membri devono pendere le misure necessarie per garantire che la gestione dei rifiuti sia effettuata senza danneggiare la salute umana, senza recare pregiudizio all’ambiente e, in particolare, "senza creare rischi per l’acqua, l’aria, il suolo, la flora o la fauna, senza causare inconvenienti da rumori od odori e senza danneggiare il paesaggio o i siti di particolare interesse". In base al principio "chi inquina paga", i costi alla gestione dei rifiuti devono essere sostenuti dal produttore iniziale o dai detentori dei rifiuti; gli Stati membri dovranno, infine, imporre a qualsiasi ente o impresa che intenda effettuare il trattamento dei rifiuti di ottenere l’autorizzazione dell’autorità competente che poi dovrà effettuare periodiche ispezioni. Oltre a poter precisare le condizioni di responsabilità, ogni Stato potrà adottare misure necessarie per vietare l’abbandono, lo scarico e la gestione incontrollata dei rifiuti, stabilendo sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive.

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