AMBIENTE. “Pacchetto clima”, quali sono i pro e i contro

Un modo per assicurare il futuro energetico dell’Europa, per promuovere il ruolo dell’Ue nei negoziati internazionali e per aumentare l’innovazione delle tecnologia energetiche a beneficio dell’efficienza. Sono queste le considerazioni che arrivano da Bruxelles e quindi dal fronte favorevole all’adozione del pacchetto clima per le riduzioni delle emissioni di CO2. Nella giornata di oggi ne discutono gli europarlamentari in Plenaria a Strasburgo in vista del voto previsto per la Sessione di dicembre.

"Recenti studi scientifici hanno dimostrato che i livelli attuali di carbonio nell’atmosfera eccedono quelli delle più pessimistiche proiezioni" ha detto Jacqueline Mc Glade dell’EEA, l’Agenzia Europea dell’Ambiente. Mc Glade ha auspicato una riforma della nostra domanda energetica per fermare la forte dipendenza dalle distanti fonti di energia e limitare l’eccesso di emissioni di CO2. Gli eurodeputati hanno concordato sul fatto che l’adozione del pacchetto clima sia una scelta responsabile, da fare anche per le future generazioni; inoltre si darebbe così "il buon esempio agli altri paesi visto che quello del clima è un problema che riguarda tutti e più tardi si inizia a combatterlo peggio è".

Anche in Italia il dibattito sulla politica energetica e, di conseguenza, sul pacchetto clima è molto acceso. Ma "troppo spesso si è discusso dei costi e non dei ricavi" ha detto il Prof. Marzio Galeotti nell’ambito di una giornata di studio dedicata alla politica europea contro i cambiamenti climatici, che si è tenuta oggi presso la Luiss Guido Carli.

"In Italia si continua a parlare solo di costi e non si tiene conto dei due aspetti principali che sono l’innovazione tecnologica per una maggiore sostenibilità e l’integrazione delle politiche, essendo coinvolti tutti i settori". Il Prof. Galeotti ha ricordato che a sostegno del pacchetto clima ci sono vari fattori: il principio delle responsabilità comuni ma differenziate; la teoria dei giochi per cui si potranno condizionare i negoziati a livello internazionale e poi il non irrisorio contenimento entro i 2° dell’innalzamento della temperatura globale.

"Fondamentale è anche la riduzione della dipendenza europea dall’import di combustibili fossili da zone sensibili, come la Russia e i Paesi Opec, soprattutto nel momento in cui si potrebbe configurare un nuovo cartello del gas" ha spiegato Galeotti. Quindi secondo il professore in una visione a medio e lungo termine sarebbe auspicabile l’adozione del pacchetto clima, che, inoltre, creerebbe "da 600mila a 900mila nuovi posti di lavoro nell’Ue, mentre oggi il settore del cemento ne occupa 60mila".

Dagli interventi nell’ambito della discussione è emerso il fatto che "l’Italia ha fatto una lettura parziale della documentazione contenuta nella proposta comunitaria, basandosi su una prospettiva miope e non dinamica delle cose". Si sono portati ad esempio molti Paesi, in primis Germania, Francia e Giappone, che hanno già adottato dei Piani Strategici nazionali, che dedicano ad investimenti in ricerca ed innovazione delle tecnologie energetiche parte della spesa pubblica.

L’ingegner Fanelli ha, infine, espresso la sua posizione favorevole al pacchetto clima, aggiungendo che "sarebbe necessario anche un cambio di logica". E cioè si dovrebbe coinvolgere, oltre ai sistemi di produzione, anche quelli di consumo, indicendo il consumatore a fare la scelta più giusta e consapevole. Se su tutti i beni di consumo ci fosse un’etichetta con l’indicazione di CO2 emessa per la sua produzione e sui modi e le tecnologie utilizzate per la fabbricazione, il consumatore saprebbe cosa compra e quali sono gli effetti del suo acquisto. E per "scoraggiare le produzioni ad alta emissione di carbonio dovrebbe esserci un’imposizione fiscale per cui l’industria o cambia metodo o è costretta a chiudere".

 

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