AMBIENTE. Parlamento europeo approva la direttiva sulla protezione del suolo

Approvata oggi al Parlamento europeo la relazione con gli emendamenti alla proposta della Commissione per una direttiva sulla protezione del suolo che ne garantisca la conservazione nell’ambito di un suo utilizzo sostenibile, prevenendo le minacce incombenti e mitigandone gli effetti..
La relazione della deputata Cristina Gutiérrez-Cortines (EPP-ED, ES), è passata con 496 voti a favore, 161 contrari e 22 astensioni. L’obiettivo della direttiva è quello di istituire un quadro per la protezione del suolo, comprese le componenti liquide e gassose dello strato superficiale della crosta terrestre, per valorizzare le funzioni ambientali, sociali, economiche e culturali svolte da questa risorsa essenzialmente non rinnovabile.

Negli ultimi decenni soprattutto si è registrato un aumento significativo dei processi di degrado dei suoli e questa direttiva si propone di colmare la lacuna di una normativa comunitaria specifica sulla difesa del suolo, istituendone una strategia comune.

Un emendamento introduce la nozione di "suoli pregiati", indicando quei suoli che vanno protetti per la specificità delle loro caratteristiche e della loro struttura, per il particolare valore ecologico, culturale e/o storico. Saranno i diversi Paesi a identificare tali suoli, in base ai loro criteri. Viene introdotto anche il concetto di "aree prioritarie che necessitano di protezione speciale", indicando le zone vulnerabili a causa delle tipologie di suolo, delle condizioni climatiche e delle pratiche di gestione dei terreni, «per le quali vi sono prove conclusive o legittimi motivi per sospettare» che uno dei processi di degrado si sia verificato o rischi di verificarsi». Tra i processi di degrado citati figurano l’erosione, la compattazione, la salinizzazione, la desertificazione, gli effetti dei cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità. Le zone prioritarie dovranno essere identificate entro cinque anni dalla data di recepimento della direttiva.

Un altro emendamento concordato dal PPE/DE e dal PSE chiede agli Stati membri di designare un’autorità incaricata di procedere all’identificazione delle zone contaminate e dei siti «potenzialmente» contaminati, che stilerà degli inventari nazionali o regionali dei siti contaminati e li renderà pubblici. Entro 7 anni dal recepimento della direttiva dovrà essere identificato almeno il 10% di tutti i siti contaminati o potenzialmente contaminati.

Nello stesso limite di tempo dovrà essere resa nota anche la strategia di bonifica dei siti contaminati, con un elenco degli obiettivi e priorità. Gli Stati membri dovranno inoltre provvedere a che siano adottate misure di sicurezza temporanee e urgenti laddove sussista un «grave rischio» di diffusione della contaminazione, tale da costituire una minaccia per la salute umana e per l’ambiente.
Il proprietario del suolo o il possibile acquirente devono inoltre informare le autorità competenti delle attività attuali e passate svolte sul sito e forniscano qualsiasi altra informazione a loro disposizione riguardo ai livelli di concentrazione di sostanze pericolose nel suolo.

Per quanto riguarda l’uso agricolo del suolo, i deputati precisano che ogni Stato membro «può decidere la propria politica agricola relativa al suolo, in base alle sue caratteristiche climatiche, agrarie e pedologiche nonché alle sue migliori prassi agricole». Gli Stati membri, d’altra parte, devono incoraggiare la scelta di colture e di metodi o programmi di forestazione «che abbiano effetti benefici sulla materia organica del suolo e la sua fertilità e siano in grado di prevenire smottamenti e desertificazione».

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