AMBIENTE. Per la Giornata Mondiale dell’acqua Legambiente chiede di bere meno acqua minerale

Domenica 22 marzo si celebra la Giornata Mondiale dell’Acqua, proclamata nel 1992 dall’Assemblea delle Nazioni Unite per porre all’attenzione di tutti i paesi, soprattutto di quelli avanzati, l’importanza dell’acqua che, pur essendo una risorsa naturale, non è a disposizione di tutti. Legambiente, per l’occasione, insieme al suo circolo Pungitopo di Ancona, a Multiservizi e a Ikea, cerca di convincere i cittadini a bere l’acqua del rubinetto al posto di quella minerale in bottiglia. Domani e domenica l’associazione ambientalista sarà impegnata in quest’opera di sensibilizzazione con un punto informativo presso il punto vendita di Camerano.

Dal dossier sulle acque minerali, realizzato da Legambiente e Altraeconomia, è emerso un altro problema per il nostro Paese: la mancanza di una legge nazionale sui canoni di concessione pagati dalle aziende di acque minerali, alle Regioni o alle Province. Questi canoni variano da Regione a Regione e sono quasi sempre irrisori o regolati ancora dal Regio decreto del 1927. Soltanto nove Regioni italiane (tra cui le Marche) prevedono il pagamento di un canone doppio in base alla superficie della concessione e ai volumi di acqua emunta o imbottigliata.

Ai marchigiani però piace l’acqua in bottiglia: nel 2007 ne hanno consumata quasi 300 milioni di litri. Con 196 litri pro-capite all’anno (oltre mezzo litro a testa al giorno) l’Italia è il primo Paese in Europa per consumo e il terzo al mondo, dopo Emirati Arabi (260 l/anno procapite) e Messico (205). Un dato in costante aumento, triplicato in poco più di 20 anni (nel 1985 erano appena 65 litri), e con esso anche il volume di affari per i produttori di acqua minerale è aumentato e di molto.

In generale, nel nostro territorio, in aggiunta al diritto di concessione per ettaro, il titolare della concessione di acqua (ad eccezione di quella esclusivamente a cure termali) corrisponde alla Regione un diritto annuo commisurato alla quantità di acqua imbottigliata e pari a 1 €/1000 litri che diventerà 1,25 €/1000 litri dal 1 gennaio 2010, cifre ridotte del 50% se avviene l’imbottigliamento in vetro.

"Ma è chiaro che non basta – ha commentato Luigino Quarchioni, Presidente di Legambiente Marche – Per le Marche si dovrebbe arrivare a stabilire un canone di almeno 2,5 euro per metro cubo imbottigliato o emunto (cifra prevista anche dal documento di indirizzo della Conferenza delle Regioni del 2006 durante la quale è stato fissato un minimo di 1 euro e un massimo di 2,5). Servono inoltre maggiori investimenti pubblici per il miglioramento della rete distributiva dove si verificano ancora troppe perdite come pure nella depurazione. Le risorse ottenute dall’aumento del canone – ha spiegato Quarchioni – potrebbereo essere reinvestite in progetti per il risparmio dell’acqua buona come acquedotti industriali. Uno potrebbe essere realizzato ad esempio al porto di Ancona per risparmiare l’acqua pulita della Multiservizi attualmente utilizzata per la pulizia di barche e navi. Un altro nelle ferrovie per recuperare l’acqua ‘buona’ impiegata nella pulizia dei treni".

Anche aumentando in tutta Italia la tariffa a 2,5 € per m3, le aziende pagherebbero solo 31 milioni a fronte di un giro di affari di 2,25 miliardi di euro. Il risultato è che l’acqua paradossalmente incide solo in minima parte sul costo alla vendita, meno del 10%, come dimostrano anche le stime dell’Eurispes. Secondo l’istituto il costo finale della bottiglia di acqua minerale è così ripartito: il 60% è relativo all’imballaggio, il 15% al trasporto, il 15% al costo del lavoro e il 10% alla pubblicità e gli altri oneri. Quindi oltre il 90% il prezzo finale della bottiglia e ciò indica che quando andiamo a comprare l’acqua minerale per assurdo non paghiamo tanto l’acqua quanto tutto ciò che le sta attorno.
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