AMBIENTE. Pesca, Parlamento Ue: 30% riserve a rischio, serve riforma del settore

La riforma della pesca per salvare il settore in Europa, tutelando al tempo stesso esigenze dell’ambiente e dei pescatori, "si annuncia un bel rebus, che le istituzioni europee dovranno cercare di sciogliere nei prossimi mesi". Conciliando appunto riserve ittiche, pescatori ed esigenze dei consumatori. È quanto scrive il Parlamento europeo. Nei giorni scorsi la commissione parlamentare Pesca ha ascoltato i rappresentanti del settore per discutere le proposte di riforma del Libro Verde della Commissione europea di aprile 2009.

Ma il dilemma è presto detto, come sintetizza il Parlamento: "Versante consumo, i due terzi del pesce sulle nostre tavole sono importati. Versante eco-sistema, i pesci nei nostri mari sono sempre di meno, e gli obiettivi di riforma individuati nel 2002 sono lontani. Versante industria, la maggior parte dei pescherecci europei sono in crisi, in perdita o in grande difficoltà. Un circolo vizioso che porta a una pesca troppo intensiva, giusto per far quadrare i conti".

Le risorse ittiche dei mari sono a rischio: l’88% delle riserve è pescato oltre i limiti di sostenibilità, il 30% rischia di sparire del tutto. Basti pensare che il 93% dei merluzzi è pescato prima dell’età della riproduzione.

Poi c’è la denuncia di concorrenza sleale dai paese extra-Ue che arriva dai pescatori: "Un pescatore tedesco costa 160 dollari al giorno, mentre il suo equivalente in Senegal solo 22", ha detto Jacques Pichon, direttore dei pescatori della Manica. I produttori chiedono etichette chiare per assicurare la tracciabilità dei prodotti, mentre l’industria di trasformazione che inscatola pesce importato è naturalmente contraria alle limitazione all’import.

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