AMBIENTE. Pesca dei bianchetti, la Liguria prova a dribblare i nuovi divieti europei

Potrebbe portare quasi un 30% di perdite sul fatturato annuale dei pescatori liguri e andrebbe anche a incidere sulle abitudini alimentari dell’intera regione, così come per estensione di buona parte d’Italia. Per questo la Liguria sta tentando il tutto per tutto per contrastare fuori tempo massimo il nuovo regolamento sulla pesca che arriva da Bruxelles e che entrerà in vigore già tra meno di un mese.

Il provvedimento, adottato con l’obiettivo di tutelare le specie marine a rischio e il nutrimento dei pesci adulti, vieta tutto ciò che garantisce una pesca fiorente laddove il fondale declina rapidamente verso l’abisso come nel mar Ligure: l’utilizzo di reti a maglie strette (indispensabili per catturare i pregiati bianchetti o i famosi gamberi di Santa Margherita) non sarà più possibile e saranno interdette alla pesca le acque fino a 1,5 miglia di distanza dalla costa.

Inedito il sistema scelto da Genova per provare a salvaguardare le propria industria ittica. Si tratta di un "piano di gestione", elaborato dalla Regione insieme alle cooperative di pescatori, alla Capitaneria di Porto e ai biologi dell’Università cittadina, che andrebbe letteralmente a dribblare il regolamento europeo autorizzando 217 barche alla pesca in un determinato periodo (da novembre ad aprile) e orari (dall’alba al tramonto). Così, sostengono gli esperti liguri, non solo si salvaguarderebbe l’intero comparto produttivo ma si contribuirebbe a mantenere stabile l’intero ecosistema marino della zona.

In attesa che Bruxelles valuti la proposta, però, i pescatori del Tigullio, uno dei territori più fiorenti da questo punto di vista, continuano a sostenere che le misure sono state adottate senza tenere conto delle caratteristiche peculiari delle varie aree e sono pronti a dar battaglia: "Temiamo ripercussioni sul lavoro – ha dichiarato Augusto Comes, presidente regionale di Federcoopesca – ; da Portofino a Sestri Levante contiamo un centinaio di imbarcazioni con 250-300 persone, alle quali va aggiunto l’indotto. Vogliamo che i nostri operatori siano conosciuti e apprezzati per contrastare importazioni selvagge e di scarsa qualità".

di Francesca Nacini

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