AMBIENTE. Pesca illegale, ambientalisti: Italia dovrà rimborsare alla Ue 7,7 mln di euro

L’Italia è chiamata a rimborsare 7,7 milioni di euro all’Unione europea per l’uso delle spadare. La situazione è fuori controllo e le associazioni ambientaliste chiedono misure più rigide ed efficaci contro l’illegalità. È quanto scrivono Greenpeace, Legambiente, Marevivo, Pew Environment Group e WWF rendendo nota la risposta della DG e affari marittimi della Commissione europea alla segnalazione nella quale denunciavano la pesca illegale e la carenza di azione repressiva da parte delle autorità: "La Commissione è al corrente che in Italia continua la pesca con reti da posta derivante illegali, perlopiù spadare. Dopo numerose ispezioni e richiami all’Italia, la Commissione ritiene che l’Italia abbia fallito nell’assolvimento dei suoi obblighi di controllo e di ispezione relativi al divieto di uso di reti da posta derivante illegali e che nei confronti degli autori degli illeciti sia stata adottata un’azione inadeguata."

L’azione della Commissione, ricordano gli ambientalisti, è volta ad esigere la restituzione immediata di 7.762.066 euro relativi a contributi elargiti per la dismissione e riconversione delle spadare. Somma che si va ad aggiungere agli altrettanti 7.762.066 euro, che sono stati elargiti come quota nazionale di cofinanziamento, per un onere totale di 15.524.012 euro. E se arriverà anche la condanna da parte della Corte di Giustizia, l’Italia rischia anche "una multa salatissima".

"Chiediamo un intervento forte del Ministro delle Politiche agricole e forestali Luca Zaia – dichiarano Greenpeace, Legambiente, Mare Vivo, Pew Environment Group e WWF – per il sequestro e la distruzione immediata di tutte le reti spadare, per rendere efficaci i controlli in porto, per il ritiro della licenza di pesca a quanti commettano gravi infrazioni e per riportare entro le tre miglia l’uso delle piccole reti derivanti conosciute come ferrettare".

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