AMBIENTE. Pneumatici Fuori Uso: arriva la responsabilità di filiera

Pneumatici Fuori Uso: sono quelli arrivati a fine vita, ma in realtà possono rappresentare un vero piccolo tesoro se si considera la possibilità di riciclo sotto forma di recupero materiale e recupero energetico. Ogni anno in Italia arrivano a fine vita circa 350 mila tonnellate di PFU, ma si stima che circa il 25% (fino a 100 mila tonnellate di pneumatici) venga dispersa in traffici e pratiche illegali, abbandonato in discariche abusive oppure oggetto di traffici internazionali. Fra poco verrà però introdotta una responsabilità di filiera. Fra i protagonisti del cambiamento ci sarà Ecopneus, società senza scopo di lucro costituita nel 2009 da Bridgestone, Continental, Goodyear Dunlop, Marangoni, Michelin e Pirelli. In base al decreto legislativo 125/2006 i principali produttori e importato di pneumatici che operano in Italia devono infatti assicurare la corretta gestione dei PFU, quindi gestire gran parte delle 350 mila tonnellate prodotte ogni anno, ed Ecopneus è la società chiamata a intervenire sul sistema attraverso l’identificazione di tutti i punti di generazione del rifiuto-pneumatico, la promozione di nuovi impieghi, la garanzia della raccolta, il monitoraggio e la rendicontazione, per evitare che gli pneumatici siano diretti invece verso flussi illegali. E in attesa del decreto del Ministero dell’Ambiente che darà attuazione a un sistema integrato di gestione dei PFU, Ecopneus ha firmato un protocollo d’intesa della futura filiera del comparto.

Attenzione: in causa ci sono le possibilità di recupero degli pneumatici, la tutela dell’ambiente e della salute, la lotta all’illegalità e un nuovo sistema di pagamento per i consumatori. A spiegarlo a Help Consumatori è Giovanni Corbetta, Direttore generale di Ecopneus.

Ecopneus ha firmato un protocollo d’intesa rivolto a tutta la filiera in vista dell’approvazione del decreto del Ministero dell’Ambiente che darà attuazione a un sistema integrato per la gestione degli Pneumatici Fuori Uso. Cosa cambierà e quali sono i tempi di approvazione?

Il decreto è all’ultimo passaggio, all’analisi della Corte dei Conti, e in base a notizie ufficiose ci aspettiamo una pubblicazione a maggio. Poi ci sono 90 giorni di tempo per predisporre tutte le attività per applicare il nuovo modello. Questo consiste in un contributo, reso visibile al cittadino, associato al prezzo di acquisto del nuovo pneumatico per finanziare le attività di recupero, unito a un recupero che avviene sotto la responsabilità dei produttori e degli importatori di pneumatici. L’Italia adotta quindi il modello per cui chi introduce un bene nel mercato deve garantire che questo, quando arriva a fine vita, non danneggi l’ambiente e la salute dei cittadini.

Finora come è organizzato il mercato?

Attualmente e per qualche tempo ancora è sottoposto alla legislazione nazionale sui rifiuti: dal gommista alle aziende che raccolgono, stoccano, trasportano, frantumano, c’è una filiera che si muove sul principio che ogni protagonista è responsabile del proprio lavoro, ma nessuno risponde dell’insieme della filiera. Se nella lunga catena salta un solo anello, salta tutta la catena e si hanno fenomeni di illegalità, di abbandono e di dispersione del PFU. Nel nuovo regime, invece, oltre al fatto che ciascuno rimane responsabile della propria porzione di attività, nasce anche una responsabilità di filiera: chi produce o importa deve garantire che tutta la catena funzioni e laddove un anello dovesse saltare deve ripristinarlo.

Ha parlato di un contributo associato al prezzo di acquisto degli pneumatici. Cosa cambia per i consumatori? Si pagherà di più?

Si pagherà diverso. Oggi il contributo è pagato nel prezzo: quando il cittadino cambia lo pneumatico, paga un ammontare perché il gommista provveda alla gestione del rifiuto, con un costo che è incluso nel prezzo totale, non è visibile, ed è lasciato alle politiche commerciali del gommista. La nuova legge impone invece che tale contributo sia determinato ogni anno dal Ministero dell’Ambiente. E sarà un contributo separato nel documento fiscale, indicato in maniera separata nello scontrino o nella fattura o nella ricevuta fiscale. Il cittadino sarà dunque consapevole di quanto sta pagando, sa che il valore è stato confermato dal Ministero dell’Ambiente e che nessuno farà del margine su questo valore.

In Italia si parla di 350 mila tonnellate di PFU, con una percentuale che finisce nello smaltimento illegale dei rifiuti, secondo quanto denuncia anche un dossier che avete fatto con Legambiente. Perché gli pneumatici sono così gettonati fra i trafficanti di rifiuti?

Di queste 350 mila tonnellate generate in Italia ogni anno, un quarto – circa 100 mila tonnellate – vengono disperse nell’ambiente, finiscono in canali illegali, se ne perde la traccia, e molte sono sparse nelle campagne, a bordo delle strade e nelle periferie. Basta che un soggetto della lunga catena non rispetti la legge che avviene la dispersione. L’abbandono è fatto per due motivi: o per un piccolo risparmio localizzato ("ho dei PFU e se li abbandono non pago nulla") oppure può diventare oggetto di criminalità organizzata, che fa operazioni più complesse. Uno dei motivi per cui il rifiuto piace molto alle organizzazioni criminali è che ha un elevato potere calorifico, quindi può servire come base di fiamma per distruggere altri rifiuti. Quando le organizzazioni criminali hanno acidi, amianto, sostanze tossiche di cui vogliono liberarsi e non bruciano bene, con un po’ di pneumatici, che una volta incendiati bruciano a lungo, si ritrovano con un mezzo che serve per bruciare tutto il resto. Naturalmente in un’azione di natura criminale.

La nuova organizzazione dei PFU permetterà di arginare questi fenomeni?
Siamo sicuri che lo azzererà. Perché il gettito di PFU verrà da noi totalmente raccolto, gestito e accompagnato al corretto trattamento senza avere dispersioni.

Chi controllerà la vostra attività?

Saremo controllati innanzitutto dalle Forze dell’Ordine che, controllando tutto il flusso dei rifiuti, controlleranno noi e avranno in mano i numeri della filiera di tutta Italia. Inoltre, ogni anno dobbiamo rendicontare in maniera molto dettagliata con dei report al Ministero dell’Ambiente. Ci sarà poi un tavolo permanente di consultazione, con la presidenza del rappresentante del Ministero Ambiente, per avere durante l’anno continui momenti di confronto fra tutte le componenti, in modo da avere uno stretto monitoraggio. Non ultimo, ci siamo dotati di un sistema informatico per poter seguire, dal punto di raccolta al punto di destinazione finale, ogni kg di Pneumatico Fuori Uso che gestiremo. Sarà una rendicontazione agganciata a un sistema informatico.

di Sabrina Bergamini

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