AMBIENTE. Prodotti elettronici, ecco l’eco-classifica di Greenpeace

L'industria dell'hi-tech produce, nel suo ciclo produttivo, numerose scorie pericolose spesso difficili da smaltire. Fondamentale allora la scelta di alcune società del settore per l'adozione di comportamenti ecocompatibili. Fra le aziende che si sono distinte per l'impegno ecologico messo in campo, emerge la cinese Lenovo, posta in cima alla classifica elaborata da Greenpeace per l'"Eco guida al prodotti elettronici 2007". La società, che ha rilevato la divisione elettronica della IBM nel 2005, offre il servizio di ritiro dei propri prodotti e di riciclaggio in tutti i Paesi in cui commercializza i propri pc. Non solo, la quantità di rifiuti riciclati compare nel bilancio come percentuale delle proprie vendite. Nelle prime posizioni della guida anche Nokia, Sony Ericsson Dell e Samsung.

 

Scopo dell'indagine scoprire comportamenti tesi all'eliminazione delle sostanze chimiche tossiche e al riciclaggio dei rifiuti hi-tech. Nell'aggiornamento dell'Eco guida di quest'anno sono stati valutati gli obiettivi e gli impegni assunti dai produttori dell'industria elettronica, con l'attribuzione di punteggi e la comparazione dei risultati raggiunti rispetto al 2006. Nella classifica dello scorso anno la leadership era detenuta dalla finlandese Nokia, superata però adesso dalla società asiatica. Scendono invece Sony e LG Electronics, sanzionate per la pratica del "doppio standard" sul ritiro dei propri prodotti che non è garantito allo stesso modo in tutto il mondo. "Queste due aziende negli USA – sottolinea Greenpeace – fanno parte di una coalizione di imprese che sostengono che la responsabilità della gestione del rifiuto elettronico è del consumatore e non del produttore. Non sono più quindi tra le prime cinque aziende in classifica".

 

Valutazione positiva per Sony Ericsson, che è la prima a fissare una data, il 1° gennaio 2008, per l'eliminazione di alcune sostanze tossiche (come ftalati, berillio e alcuni composti dell'antimonio), in aggiunta a quelle bandite dalla direttiva europea RoHS. Pochi progressi invece per Apple, nonostante l'intensa campagna "Green my apple": la società infatti non ha reso noto alcun alcun obiettivo ambientale da quando è stata lanciata la guida e rimane pertanto all'ultimo posto. Sabato scorso Greenpeace aveva invitato i visitatori del nuovo Apple Store di Roma e i passanti a Campo dei Fiori a chiedere a Steve Jobs un impegno per un Apple più verde.

 

"Vista l'enorme montagna di rifiuti elettronici, – afferma Giuseppe Onufrio, direttore delle campagne di Greenpeace – sia importati che prodotti nel Paese, che cresce in Cina, è toccante vedere un'azienda cinese che si assume la propria responsabilità di produttore". Prossima tappa per tutto il settore tecnologico: mettere sul mercato prodotti privi di sostanze tossiche.

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