AMBIENTE. Produttori fonti rinnvabili: “La procedura di infrazione europea non è una sorpresa”

La procedura di infrazione avviata ieri dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia, e di altri Stati, per non aver rispettato l’obbligo vigente di adottare le misure necessarie per recepire la legislazione comunitaria in materia non è stata una sorpresa per APER (Associazione Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili). In una nota l’associazione ricorda infatti che il provvedimento muove da un esposto-denuncia inoltrato proprio dall’Associazione italiana a Bruxelles lo scorso settembre: nell’esposto si denuncia alla Commissione il ritardo dell’Italia nel mettere in campo tutte le misure necessarie per promuovere la diffusione di energia rinnovabile.

L’azione di APER – spiega la nota – risale al luglio scorso allorché i legali, incaricati dall’Associazione, presentarono un esposto (Formal Complaint) all’Ufficio Legale della Commissione, nel quale erano messi in evidenza tre temi fondamentali: l’assoluto ritardo con cui l’Italia ha proceduto a trasformare in leggi nazionali i dettami della Direttiva 77/2001/CE sulle fonti rinnovabili, le difficoltà imposte dai monopolisti territoriali nel consentire l’allacciamento alla rete degli impianti da fonti rinnovabili, infine la distrazione di risorse previste per le rinnovabili e destinate invece alle fonti fossili.

"Nel corso degli ultimi sei mesi – afferma Alessandro Brusa, Direttore di APER – la Commissione ha inviato due richieste formali di chiarimento all’attenzione dell’Italia che però, come ci hanno informato i funzionari della Commissione in occasione di una nostra recente visita a Bruxelles, sono state completamente ignorate dai nostri ministeri". "Crediamo che l’azione della UE – auspica infine Roberto Longo, Presidente di APER – oltre ad accelerare il ciclo di decreti che ancora devono essere varati, possa costituire uno stimolo rivolto al nostro Paese affinché si guardi alle rinnovabili non più come ad una cenerentola, bensì come ad una opportunità anche in termini industriali, come peraltro stanno facendo in Germania e Spagna.

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