AMBIENTE. Protocollo Kyoto compie 3 anni ma l’Italia rischia 100 mln di debito ambientale

Soffierà tre candeline domani il Protocollo di Kyoto. Era il 16 febbraio 2005, infatti, quando entrava in vigore il documento che sancisce l’impegno di gran parte dei paesi industrializzati a ridurre le emissioni di alcuni gas ad effetto serra, responsabili del riscaldamento del pianeta. In occasione del terzo anniversario, l’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica (Aiab) ricorda che "l’Italia rischia 100 milioni di debito ambientale" e invita a "puntare sull’agricoltura biologica". Lo riferisce Aiab in una nota.

Firmato nel 1997, conclusione della terza sessione plenaria della Conferenza delle parti (COP3), il Protocollo di Kyoto prevede in particolare, una riduzione delle emissioni inquinanti del 5,2% rispetto a quelle del 1990, nell’arco temporale 2008-2012. È inoltre previsto lo scambio di quote di emissione di questi gas. La riduzione non è uguale per tutti i paesi: per gli stati membri dell’Unione Europea nel loro insieme l’impegno dovrà essere pari all’8 per cento, per gli USA al 7 per cento, per il Giappone al 6 per cento.

Dal 1 gennaio 2008, così come previsto dal trattato, ogni emissione di gas ad effetto serra (il maggiore dei quali è l’anidride carbonica) dovrà essere compensata da un diritto di emissione (anche detto credito di carbonio). Secondo l’Aiab "per il nostro Paese si profila già un grande debito ambientale annuo pari a circa 100 milioni di diritti di emissione (in euro pari a circa 2 miliardi)".

"Grazie alle favorevoli condizioni ecologiche e climatiche – afferma l’Aiab – in cui si trovano ad operare, le nostre aziende agricole possono puntare non solo alla loro autosufficienza energetica ma soprattutto a divenire produttrici di energia realizzando così un modello di produzione di energia diffuso sul territorio".

Quattro sono le cose da fare secondo l’associazione per ottenere importanti risultati "sia nella contabilità ambientale del Protocollo di Kyoto sia in termini di crescita economica del Paese":

  • "la realizzazione di un mercato italiano dei diritti ad emettere gas ad effetto serra accompagnato da obblighi di riduzione delle emissioni". Il mercato avrebbe il compito di "generare e trasferire le risorse necessarie agli investimenti che gli imprenditori agricoli devono affrontare per i sistemi di produzione di energia rinnovabile;
  • "l’ulteriore liberalizzazione del mercato dell’energia, sia per ciò che riguarda la produzione che la distribuzione";
  • "una campagna informativa nel mondo agricolo su opportunità di mercato e soluzioni tecniche per la produzione e distribuzione dell’energia rinnovabile e la gestione degli stock di carbonio in agricoltura".
  • "un’opzione prioritaria degli strumenti della Politica agricola comune (PAC) per raggiungere l’obiettivo del 20% della superficie agricola convertita all’agricoltura biologica come strumento per l’incremento della sostenibilità ambientale ed energetica dell’intero comparto agricolo".

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