AMBIENTE. Qualità acqua, Cittadinanzattiva chiede istituzione Autorità indipendente

"I dati relativi all’indagine sulla qualità dell’acqua di rubinetto svolta dall’Università Federico II di Napoli pongono precisi interrogativi innanzitutto al Legislatore". Così Cittadinanzattiva commenta i risultati di uno studio condotto dall’università napoletana sulla qualità delle acque che si bevono: quelle dei rubinetti di abitazioni e quelle minerali imbottigliate in Pet (le classiche bottiglie di plastica) di 24 differenti marchi, corrispondenti al 73% del mercato. In totale oltre 35.000 analisi. Da esso emergono elementi di criticità igienico-sanitaria nelle abitazioni, dovuti soprattutto alla presenza di contaminanti di natura chimica (composti organo alogenati e trialometani) e microbiologica.

"Dal nostro punto di vista – spiega Cittadinanzattiva – la qualità dell’acqua termina lì dove si arrestano i controlli, si riducono gli investimenti e si apre la strada alle deroghe circa la conformità ai parametri previsti dalla normativa nazionale. Indipendentemente se si tratta di acqua pubblica o acqua minerale in bottiglia, la priorità è verificare e assicurare che non sia a rischio la salute dei cittadini. Per questo riteniamo non più rinviabile, per l’intero settore, l’istituzione di una Autorità Indipendente, capace anche di vigilare sugli effetti di una rete idrica colabrodo, con una dispersione media del 40% e punte di oltre il 70% al Sud Italia, e un sistema di depurazione assente in numerose zone della penisola nonostante i cittadini continuino a sostenerne il costo in bolletta".

E’ noto che gli italiani sono tra i maggiori consumatori di acqua in bottiglia – continua la nota – e che sia molto basso il loro livello di fiducia nei confronti dell’acqua del rubinetto. Ciò è determinato probabilmente da una scarsa disponibilità e accessibilità ad informazioni sulla sua qualità. Ben vengano, pertanto, analisi sulla qualità dell’acqua pubblica, anche quelle che si basano sul prelievo al rubinetto.

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