AMBIENTE. Raccolta rifiuti speciali, Altroconsumo: tanta confusione e trasparenza insufficiente

Dove finiscono i rifiuti speciali? Dove vanno smaltiti lampadine, batterie, vernici e giocattoli a pile? Dovrebbero andare in luoghi di raccolta speciali, isole ecologiche, piazzole, ecocentri che dir si voglia, per non finire mescolati con gli altri rifiuti. Ma se online i siti delle società che gestiscono tali spazi danno informazioni abbastanza accurate, di persona il risultato è diverso: "la confusione è tanta, le informazioni contraddittorie, la trasparenza insufficiente. Questo scenario la dice lunga sul perché la raccolta differenziata continua a dare poca fiducia". Il giudizio è di Altroconsumo, che nel numero di settembre del suo mensile ha svolto un’indagine per scoprire come vengono gestiti rifiuti quali vernici e batterie in sette città (Milano, Torino, Genova, Roma, Napoli, Palermo e Bari) verificando quanto siano organizzate le amministrazioni.

"Ci siamo muniti di lampadine, batterie, giocattoli con pile e barattoli di vernice e abbiamo chiesto al numero verde delle società che gestiscono la raccolta differenziata come dovevamo smaltirli e qual era il deposito più vicino", spiega l’associazione. In un mondo ideale, i cittadini sanno dove vengono buttati i rifiuti e le informazioni fornite sono esaurienti. Ma "solo a Milano e a Torino abbiamo sempre capito dove venivano gettati i nostri rifiuti; a Genova solo nelle isole ecologiche; a Roma è stato chiaro solo in un deposito. In tutti gli altri centri la situazione non è uniforme: a volte – spiega Altroconsumo – i rifiuti vengono affidati all’operatore che provvede a smistarli in separata sede (accade a Genova, Napoli, Palermo e Bari), altre non ci sono cartelli chiari per capire se il rifiuto è finito nel contenitore giusto (Roma), oppure i contenitori non sono accessibili al pubblico (Bari)".

L’indagine è accompagnata dai dati di uno studio di Remedia, consorzio per la gestione dei rifiuti elettrici ed elettronici (Raee), che evidenzia come gli italiani siano ancora poco informati: solo il 4% di loro, nel 2010, ha usufruito del ritiro gratuito dell’usato da parte dei negozianti in occasione di un nuovo acquisto, e 3 italiani su 4 hanno dichiarato di non sapere cosa sono i Raee.

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