AMBIENTE. Rapporto Apat: in aumento la produzione dei rifiuti urbani

Aumenta nel 2005 la produzione dei rifiuti urbani, raggiungendo le 31,7 milioni di tonnellate, con un incremento di ben 1,6 milioni di tonnellate rispetto al 2003 (+5,5%), ed un pro capite di circa 539 kg/abitante per anno (6 kg/abitante per anno in più rispetto al 2004 e 15 kg/abitante per anno in più rispetto al 2003). Questi i risultati del Rapporto Rifiuti 2006 redatto dall’APAT (Agenzia per protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici).

Positivi i dati sulla raccolta differenziata che, nel 2005, si colloca al 24,3% della produzione totale dei rifiuti urbani. Tale valore risulta, tuttavia, ancora sensibilmente inferiore rispetto al target del 35%, originariamente previsto per il 2003 dal D.Lgs. 22/97 e successivamente posticipato al 31 dicembre 2006 dal D.Lgs. 152/2006. Secondo il rapporto difficilmente il gap di oltre 10 punti percentuali potrà essere colmato nell’arco di un anno considerando, anche, che con la finanziaria 2007, il Governo ha fissato il raggiungimento dell’obiettivo di almeno il 40% entro il 31 dicembre 2007. La situazione appare, comunque, decisamente diversificata passando da una macroarea geografica all’altra; infatti, mentre il Nord, con un tasso di raccolta pari al 38,1%, supera ampiamente l’obiettivo del 35%, il Centro ed il Sud, con percentuali rispettivamente pari al 19,4% ed all’8,7%, risultano ancora decisamente lontani da tale obiettivo.

Meno positivi i dati sulle elevate percentuali di rifiuti urbani allocati in discarica. Lo smaltimento in discarica, pur mostrando una lieve riduzione, pari al 3%, si conferma, anche nel 2005, come la forma di gestione più utilizzata, con oltre 17 milioni di tonnellate di rifiuti. Va, comunque, registrata la progressiva diminuzione del numero di discariche (61 in meno rispetto al 2004), soprattutto al Sud del Paese dove maggiore era la loro concentrazione e la loro inadeguatezza rispetto agli standard fissati dalla direttiva europea in materia.

Per quanto riguarda la produzione dei rifiuti speciali, in Italia, come in molti altri Paesi dell’Unione
Europea, si registra, nel periodo tra il 1999 e il 2004, un forte aumento della produzione. Il rapporto identifica le cause di questo aumento nelle migliorate condizioni economiche e nello sviluppo industriale. In particolare, questo tipo di rifiuti in Italia ammontano, nel 2004, ad oltre 108 milioni di tonnellate, di cui circa 57 milioni di tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi, 5,3 milioni di tonnellate di rifiuti speciali pericolosi, ed oltre 46 milioni di tonnellate di rifiuti da costruzione e demolizione.

Alla presentazione del rapporto è intervenuto il ministro dell’ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio che ha detto: "Gli obiettivi specifici riguardano politiche di riduzione di rifiuti con modalità di riduzione degli imballaggi: sostenere l’industria a costruire imballaggi riciclabili è una cosa che va fatta già al momento della produzione. Occorre sostenere gli Enti Locali nella raccolta differenziata "porta a porta" che tra l’altro favorisce anche l’occupazione, il cui costo anche a fronte di un piccolo aumento si riduce poi complessivamente, occorre progredire verso gli obiettivi che il governo ha dato, ma mancano ancora dei piani locali industriali per arrivare ai risultati sperati. Il Governo chiede a tutti gli operatori di investire per ottenere stessi risultati a livello nazionale. Occorre pensare a un’impiantistica a emissione zero, le industrie devono optare per i nuovi brevetti e le nuove tecnologie. Superare la preoccupazione psicologica, di chiamare rifiuto i rifiuti, perché questi sono prodotti di qualità e non di scarto per cui occorre creare un mercato. I dati APAT incoraggiano la raccolta ma oltre a farla si deve anche riciclare".

Sul tema dell’ecomafia, il Ministro ha ricordato che "l’Italia è l’unico paese ad avere una Commissione parlamentare del settore, ma quella dell’ecomafia è un problema non solo diffuso nel sud. La prima urgenza per il nostro paese è quella di uscire dal Commissariamento e una Legge del Parlamento ha stabilito la data al 31 dicembre. Questo significa razionalizzare il problema dei rifiuti perché la buona politica deve occuparsi non solo di calamità naturali ma di "calamità umane" come lo sono i rifiuti".

 

Comments are closed.